Gli speciali del Cactus: in Giappone

Paese che vai, usanze che trovi: in alcuni stati si guida a destra, in altri a sinistra, ma non sono solo queste le differenze, la cultura locale gioca spesso brutti scherzi al turista che si avventura senza conoscere le regole del luogo e si sa, paese che vai, usanze che si devoo seguire, e specie se andate in Giappone per la prima volta, ma anche se vi tornate senza aver capito molto della mentalità locale, questa guida vi potrà essere di aiuto con 37 suggerimenti su come si vive nel paese del sol levante perché il vostro viaggio non sia del tutto del cactus…

Lo stile di vita in diverse parti del mondo è il risultato di secoli di culture locali e visitare una nuova parte del mondo espone a un nuovo stile di vita, alcune volte però, può essere difficile ambientarsi, altre volte solo interessante, il Giappone è noto per le sue profonde radici culturali e per la grande considerazione per la privacy e il rispetto, sentimenti che hanno plasmato la maggior parte dello stile di vita unico nel paese.

Ecco, quindi, alcune istruzioni ed alcune spiegazioni che potrebbero essere difficili da capire per gli stranieri ma molto utili per i visitatori.

1. Non aspettatevi alcun bilinguismo

I giapponesi usano ideogrammi e parlano la loro lingua, se non andate in una grande città turistica, come Tokio per esempio, non sarà facile trovare qualcuno che parla la vostra lingua e nemmeno inglese, persino negli hotel di lusso l’interprete spesso non capisce, così sarete costretti ad ingegnarvi e spesso serve molta, davvero molta, pazienza, che i giapponesi hanno da vendere.

All’arrivo la prima sorpresa, in un aeroporto internazionali ci si aspettano almeno indicazioni in inglese, invece anche qui sono davvero poche, bus, taxi, railway station, toilette e non molto altro, quindi ci si deve ingegnare, anche gli orari dei treni per raggiungere la città non sono sempre tradotti, ma quasi sempre esiste un terminale in un angolo con la lingua inglese, anche se è bene munirsi subito di un po’ di Yen per i pagamenti automatici.

Dettaglio da immagine di Terence OngOpera propria, CC BY 2.5, Collegamento

2. Nei bus si entra da dietro e si esce di fronte

Le fermate dei bus sono quasi sempre doppie, poco prima della salita c’è la fermata per la discesa dei passeggeri, così da fare posto all’interno, il conducente si ferma poco prima di dove vi trovate ed apre solo la porta anteriore, la tentazione è quella di correre per salirvi: sbagliato!

Quando tutti saranno scesi la porta si chiuderà, l’autobus avanzerà qualche metro fino a porre la porta posteriore al centro della fermata ed il conducente la aprirà affinché possiate salire, se è pieno non preoccupatevi, non ci sono obliteratrici da inseguire, farete tutto scendendo, infatti il conducente, un autista munito di tutto, incluso microfono per farsi sentire da tutti, dopo aver annunciato la vostra fermata si prepara a farvi pagare prima che scendiate.

Se avete già il biglietto vi sarà ritirato, visionerà l’abbonamento oppure accetterà contanti e talvolta i pagamenti elettronici e solo dopo aver regolato il viaggio il tornello per l’uscita vi farà passare.

Inoltre, nelle più affollate stazioni ai capolinea degli autobus, potreste anche trovare fermate completamente doppie, in una zona della stazione si scende solamente ed in un’altra si sale, in quel caso dovrete fare attenzione perché solo la salita è segnalata, mentre la discesa è in una zona comune, quindi non fate caso dove scendono le persone e cercate sempre l’insegna della fermata, sarà quello il solo posto dove potrete accedere ai mezzi.

Facile, no?

3. Sui treni locali ci sono posti riservati

Una cosa molto comune in Giappone sono i posti riservati sui treni locali ed un modo del tutto efficiente di controllare i biglietti.

Comprando il biglietto potreste poter riservare il posto, in quel caso vi sarà indicato il vagone ed il numero del sedile, così come ovunque, solo che qui si tratta di treni locali.

Per facilitare le operazioni di ingresso ed uscita dai treni, sulle banchine potrete osservare dei numeri posti in alto sopra le vostre teste, sono i numeri dei vagoni al di sotto dei quali si trovano delle linee parallele ai binari a distanza di circa un metro e mezzo dal bordo del marciapiede.

Questi segnali sul pavimento sono le linee dietro le quali vi dovrete incolonnare per prendere correttamente il treno in modo che quando si ferma troverete la porta di fronte a voi e vi sarà spazio per far scendere eventuali passeggeri.

Una curiosità è che, se vi trovate al capolinea, potreste assistere alla pulizia dei vagoni che avviene di frequente, l’operazione è effettuata da inservienti che giungeranno in fila pochi secondi prima del treno (qui i convogli spaccano il secondo) e si piazzeranno a fianco delle porte in modo che appena finite di sbarcare le persone possano fermare gli ingressi con delle catenelle, impedendo ai più impetuosi di accedere troppo presto, ed entrare a pulire il vagone.

Quasi tutti i treni hanno sedili mobili che gli inservienti sganceranno, così che, ruotando, sia possibile pulire in fretta al di sotto di essi con una sola spazzolata. Gli inservienti entreranno ed usciranno dal treno in fretta, lasciandolo dietro di loro ripulito da eventuali remoti residui dei viaggiatori che, normalmente, non lasciano nulla dietro di loro, ma può sempre capitare, inoltre rimuoveranno lo sporco più grosso per i passeggeri successivi.

Se avete assistito a questa scena, una volta tolta la catenella ed allontanatosi gli inservienti, finalmente potrete entrare ed accomodarvi, cercate il numero del vostro sedile e dopo esservi seduti noterete sullo schienale di fronte a voi, o sulla parete se siete i primi della fila, una clip o una taschina nella quale dovrete infilare il vostro biglietto con le scritte rivolte verso di voi in modo che il controllore, passando, le possa vedere e verificare i biglietti senza disturbarvi.

A questo punto potete distrarvi, fare foto e guardarvi intorno o, se siete stanchi, potete anche addormentarvi, attenti solo a non perdere la vostra fermata!

L’ultima nota riguarda l’ingresso alle stazioni, spesso troverete dei tornelli che si aprono infilando il biglietto valido nell’apposita fessura, la stessa cosa succederà anche all’uscita, dove il biglietto potrebbe esservi trattenuto così che non dobbiate smaltirlo rischiando di perderlo sporcando l’ambiente, altre volte, invece, l’accesso alle stazioni sarà libero, in tutti i casi non arrabbiatevi mai se incappate in qualche difficoltà, ci sarà sempre del personale di stazione che anche non parlando altro che il giapponese cercherà di aiutarvi.

In Giappone se qualcosa non funziona perché voi non capite, è comunque considerato un errore del sistema e non solo un problema vostro, quindi siate gentili con tutti perché la vostra difficoltà sarà anche una preziosa segnalazione per migliorare il sistema e nessuno vi maltratterà per questo dandovi degli stupidi, come accade spesso da noi, al contrario potreste persino ottenere ringraziamenti e gratitudine per aver contribuito a far emergere una falla del sistema che sarà sicuramente corretta al più presto.

4. Non si suona il clacson nel traffico

Quello che altrove è un segno di impazienza o un richiamo alla realtà di un conducente sognante di fronte a noi in Giappone è considerato una grande maleducazione, nessuno suona il clacson delle auto salvo gravissime emergenze ed anche se ci si trova in un grande ingorgo cittadino andando al lavoro o tornando da esso.

La pazienza fa parte dell’educazione di base insegnata fin da bambini, il clacson può servire solo come rimedio estremo, attenzione però, anche le emergenze sono differenti dalle nostre e segnalano di solito solo dei pericoli per noi o per altri, l’essere in ritardo per qualcosa o nervosi non sono considerate ragioni sufficienti, quindi, aspettate con pazienza e vedrete che tutto si risolverà da solo, ma uscita di casa sempre per tempo.

5. I vegani non sono previsti

Nella cultura gastronomica giapponese vi è un vasto numero prelibatezze, non solo sushi, quindi, ma nei vari tipi di cibo e stili di cucina c’è una costante: la carne animale.

Nei fatti è quasi impossibile consumare un pasto completo in Giappone senza trovare nel piatto alcun prodotto di origine animale, anche i cibi più semplici e veloci contengono sempre carne o ragù od al massimo uova e latte e questa potrebbe rappresentare una sfida davvero difficile per un vegano.

6. Spostarsi può essere complicato

Nonostante una discreta copertura di mezzi di trasporto locali, spostarsi potrebbe essere complicato per la difficoltà di leggere le mappe e, specialmente, per la difficoltà a farsi capire agli sportelli dei bigliettai e la carenza di distributori automatici in lingua inglese, che di solito si trovano ai lati degli altri e sono riconoscibili solo per il pulsante che indica la disponibilità della lingua come alternativa.

Anche il personale normalmente non vi capirà, ma fate attenzione la cortesia ed i sorrisi non sono segno di debolezza, al contrario, se esagererete saranno guai seri, la polizia non perdona, quindi comportatevi bene, chiedere e sarete accontentati, anche se con qualche difficoltà…

La scena è relativamente familiare nel web, in alcune città molto affollate, come a Tokio, all’ora di punta sono solitamente strapieni con centinaia di persone che cercano di entrare comunque sull’ultimo treno per casa o per andare al lavoro rendendo quasi impossibile chiudere le porte dei mezzi.

In questi momenti intervengono gli “oshiya” o “spingitori”, li riconoscerete perché indossano uniformi, guanti bianchi, cappelli e mascherine.

Questi lavoratori “di fatica” hanno come compito quello di spingere le persone nei vagoni per permettere la parteza del treno, così che tutti entrino senza rimanere intrappolati nelle porte.

By ShinjiroOwn work, CC BY 3.0, Link

In qualsiasi parte del mondo aiutare gli altri è un gesto positivo, avvicina le persone e le aiuta a risolvere situazioni complicate più velocemente, in Giappone, però, non è sempre ben considerato

La nazione tiene molto alla tutela dei più deboli, quindi se vedete qualcuno in difficoltà non preoccupatevi troppo perché normalmente ha già la soluzione che lo aspetta e sa come comportarsi, quindi, quando qualcuno ha bisogno di aiuto lo chiede, altrimenti farà da sé.

Ai giapponesi piace essere autosufficienti e sono normalmente molto competitivi in qualunque cosa facciano ed aver bisogno di aiuto può mostrare una propria debolezza, quindi non lo fanno molto volentieri, specie in uffcio o al lavoro, quindi siate sempre discreti, amichevoli ma anche attenti a rispettare l’elevato senso dell’orgoglio dei giapponesi.

9. Un mondo senza pattumiera

L’uso di un bidone della spazzatura è essenziale nelle grandi città per mantenerle pulite e in ordine, ma un cestino per la strada o bidone della spazzatura è qualcosa di davvero difficile da trovare in Giappone, può capitare di vedere persone che lasciano i rifiuti per strada, quando capita altri depositeranno i rifiuti nello steso posto finché qualche addetto non li recupera, per uno straniero, però, l’approccio migliore è evitare di gettare qualsiasi cosa e portarsi a casa i propri rifiuti per smaltirli correttamente, non è difficile, basta organizzarsi correttamente in tempo.

10. Stretta di mano o semplice inchino?

Qui le cose si complicano, normalmente i giapponesi cercheranno di tollerare la vostra cattiva educazione formale, ma tra conterranei esiste una etichetta davvero molto rigida, vediamo di cosa si tratta.

L’inchino è considerato il modo migliore di salutare in molti paesi asiatici, incluso il Giappone dove è ampiamente utilizzato anche sul posto di lavoro ed uno straniero proveniente da un paese dove la stretta di mano è la forma di saluto più normale potrebbe trovarsi in una situazione confusa.

Senza preparazione alcuna si potrebbe pensare di poter stringere la mano ed inchinarsi allo stesso tempo per mostrare un rispetto cordiale, al contrario è necessario utilizzare solo uno di questi tipi di saluto, fare entrambe le cose potrebbe imbarazzare la persona che abbiamo di fronte e comunicare qualcosa di differente confondendola, quindi va evitato.

Generalmente sarà sufficiente inchinarsi leggermente per ottenere l’effetto desiderato, ovviamente sorridendo, mentre tra loro i giapponesi si saluteranno in molti differenti modi articolati tra loro, siamo sicuri che dopo aver letto l’articolo vi farete attenzione scoprendo qualcosa di davvero stupefacente che rivela specifiche etichette da rispettare a seconda del proprio ruolo e della persona a cui ci si rivolge.

Il saluto (aisatsu 挨拶 in giapponese) è qualcosa di davvero tradizionale, insegnato fin da piccoli deriva da una lunga storia culturale che vede il rispetto delle gerarchie come qualcosa di fondamentale per i rapporti tra le persone e nei quali la posizione sociale di ciascun individuo è determinata da vari aspetti, come l’età, il lavoro, l’esperienza e persino il contesto sociale nel quale avviene.

La stessa lingua giapponese possiede una rigida gerarchia sociale nella quale i vari registri di linguaggio utilizzano determinate forme verbali più o meno formali, allo stesso modo i saluti variano a seconda della confidenza con cui si sta parlando e dal momento della giornata.

Possiamo dividere i saluti giapponesi in almeno 10 tipi come descritto di seguito:

1. Ohayoo gozaimasu / Ohayoo (おはようございます / おはよう)

Ohayoo gozaimasu e ohayoo significano entrambi “buongiorno”, la prima versione, ohayoo gozaimasu, è una forma di saluto molto formale e rispettosa e viene utilizzata al mattino con le persone con cui non si ha confidenza o che richiedono rispetto particolare, lo sentirete ovunque entrando nei negozi od in ambienti con persone deputate ad assistervi, come sui mezzi pubblici e persino tra colleghi.

Anche il solo ohayoo significa “buongiorno”, ma è più informale e si usa con le persone con cui si ha più confidenza come amici e parenti.

2. Konnichiwa (こんにちは)

Konnichiwa significa anch’esso “buongiorno, salve” ed è una forma di saluto più generica e non particolarmente formale che viene utilizzata da metà mattino fino a metà pomeriggio.

3. Sayoonara (さようなら)

Significa “arrivederci” ed anche in Italia è ben conosciuto forse a causa dei film orientali, è utilizzato quando ci si congeda da una persona che si sa che non si rivedrà lo stesso giorno o per un periodo di tempo.

4. Bai Bai / jaa Mata (バイ バイ / じゃあ また)

Le espressioni significano “a dopo, a presto”, e sono saluti molto informali che si usano fra amici quando prima di andarsene ed è abbastanza chiaro che “Bai Bai” derivi direttamente dall’inglese “bye bye” come neologismo assorbito da altre culture e per questo più in uso tra i giovani.

5. Ittekimasu / itterashai (いってきます / いってらしゃい)

Ittekimasu e itterashai sono saluti informali da usare quando stiamo uscendo per una passeggiata o quando prevediamo di tornare presto, infatti, ittekimasu significa letteralmente “vado e torno” e itterashai “ci vediamo dopo”.

6. Konbanwa (こんばんは)

Significa “buonasera” e viene utilizzato dopo che il sole è calato o comunque alla sera ed a differenza di altri termini si può usare sia con persone con cui si ha totale confidenza, sia con chi non si conosce, risultando persino non sgarbato utilizzarlo nei confronti di superiori perché dimostra il proprio rispetto in ogni caso.

Come curiosità, riportiamo che esiste una canzone dal titolo che suona molto simile a questa parola, ma non ha nulla a che vedere con essa, infatti il motivo gospel “Kumbaya”, che fu cantato persino da Joan Baez in un famoso concerto del 1962, deriva dall’afro-americanismo “Kum ba yah”, dal significato di “Come by here” (“vieni qui” o nella versione italiana “stai con noi”) la cui prima origine è sconosciuta e non collegata con nulla di rientale, combinazioni del cactus?

7. Oyasuminasai (おやすみ なさい)

Questo è un modo davvero molto cortese di dire “buonanotte” e si usa nello stesso modo che in italiano, ovvero quando si ha intenzione di andare a dormire congedandosi con gentilezza da amici, colleghi o parenti.

Ha una versione giovanile contratta in oyasumi.

8. Tadaima/okaerinasai (ただいま/おかえりなさい)

Tadaima significa “sono tornato” e i giapponesi lo usano quando tornano da persone con cui ci si era congedati non troppo tempo prima, avendo per esempio usato ittekimasu o itterashai.

Okaerinasai corrisponde al nostro “bentornato” ed è la tipica risposta che potreste ottenere quando tornate da qualcuno dopo qualche tempo.

9. Osewa (お世話、おせわ)

Questa è una espressione educata che si utilizza ricevendo una telefonata di lavoro da un collega o un cliente, mentre per rispondere al telefono in modo informale il corrispondente del nostro “pronto?” è “moshi moshi” (もしもし).

10. Otsukaresama desu (お疲れ様です、おつかれさまです)

Eccoci in fondo, questo ultimo tipo di saluto è davvero fondamentale nel rapporto di lavoro con colleghi e superiori giapponesi in tutti i contesti di lavoro, non ne esiste un suo corrispettivo in italiano, significa letteralmente “grazie per il tuo duro lavoro“ e si utilizza a qualunque ora del giorno quando si incontra un collega o un superiore, nonché quando si lascia il luogo di lavoro.

Gli inchini o Ojigi (お辞儀)

Per gli inchini la cosa si direbbe più facile, invece è altrettanto complicata se non di più, perché in Giappone esistono tipi differenti di inchini per usi e circostanze differenti, in ogni caso i giapponesi non si aspettano che i turisti conoscano bene l’etichetta nazionale, quindi normalmente vi basterà ricambiare l’inchino che ci viene rivolto per risultare sempre rispettosi, ma osservando il vostro interlocutore noterete certamente se vi rivolgerà solo un informale cenno chinando la testa, che può essere amichevole od offensivo per chi conosce l’etichetta, o vi riserverà un inchino più profondo e più lungo indicando grande rispetto.

Va notato che gli inchini non sono solo saluti, si usano in molte occasioni, con un inchino si ringrazia, ci si scusa o si fa prima di una richiesta generica o di un favore a qualcuno, inoltre nei negozi e nei ristoranti i clienti sono generalmente accolti dal personale con il saluto “irasshaimase” e un inchino, oppure, se sono occupati in altre faccende da cui non possono proprio distogliersi, diranno comunque immediatamente a voce alta ohayoo gozaimasu per dirvi che vi stanno accogliendo.

Alcuni anni fa, alcuni media americani hanno criticato l’ex presidente Obama indicandolo come un debole per essersi inchinato di fronte all’imperatore giapponese, ma, in Giappone, l’inchino non ha nulla a che fare con la sottomissione o la debolezza e ha tutto ha a che fare con la cortesia ed il rispetto, infatti mostrare questo tipo di rispetto per un giapponese non è sminuirsi, ma elevarsi, quindi non esitate mai a farlo.

Vediamo qualche tipo di inchino:

a) Negli affari

1. Eshaku (会釈)

Questo inchino si fa generalmente inclinando il busto rispetto alla verticale di circa 15°, in questa posizione gli occhi dovrebbero guardare il pavimento a circa tre metri davanti ai propri piedi.

È una forma di saluto normale negli affari, solitamente eseguita tra colleghi con lo stesso status, o quando gesti più formali sono ritenuti superflui, come quando si incontra casualmente qualcuno per strada.

2. Keirei (敬礼)

Questo è la variante più comune di ojigi negli affari, dà un’impressione più formale e rispettosa dell’eshaku, ma meno del saikeirei, l’ultimo tipo di ojigi.

Per convenzione, il keirei si esegue con un’inclinazione di circa 30° della parte superiore del corpo ed in questa posizione di inchino lo sguardo dovrebbe poggiare sul pavimento a circa 1 metro davanti ai propri piedi.

I possibili usi includono salutare i clienti, partecipare a una riunione e ringraziare i superiori al lavoro.

3. Saikeirei (最敬礼)

Letteralmente significa “il gesto più rispettoso” e, come suggerisce il nome, è l’ojigi che mostra il massimo rispetto verso l’altra parte.

Prevede un’inclinazione ancora più profonda della parte superiore del corpo rispetto al keirei, tipicamente da 45° a 70°, e, poiché il saikeirei è usato solo in situazioni importanti, ci si aspetta che uno rimanga fermo nella posizione dell’inchino per un tempo relativamente lungo per mostrare rispetto e sincerità.

Si utilizza principalmente per salutare persone molto importanti, ci si scusa profondamente addolorati o si chiedono grandi favori.

Anche la posizione delle mani è importante quando ci si inchina, dagli uomini ci si aspetta che esse siano tenute in modo naturale su entrambi i lati delle gambe, mentre le donne posso porre una mano sopra l’altra al centro del corpo o da qualche parte sotto l’addome, un gesto che sembra nascondere pudicamente i genitali e che diventa molto sconveniente per gli uomini accentuando l’attenzione su di essi.

Per il cactus può bastare, ma se siete incuriositi dagli altri molti modi potete consultare questa pagina di Wikipedia (in inglese, la pagina italiana è molto meno dettagliata e quella giapponese…)

Foto di ShinjiroOwn work, CC BY 3.0, Link

11. Al bar con il capo

Nonostante la rigida etichetta e le grandi gerarchie e differenze sociali che non vanno mai dimenticate, sul posto di lavoro la maggior parte delle aziende in Giappone tratta i propri dipendenti come in una famiglia facendo molte cose insieme, si tratta di una sorta di tentativo di far crescere il rapporto interpersonale in azienda e tra le cose più comuni di socialità vi è l’andare da un bar all’altro con il proprio capo.

In ogni caso è sempre il capo a decidere tutto, quando, dove e come, ed ai dipendenti è riservato il ruolo di assecondarlo con grande rispetto e sebbene non sia una regola scritta, il cosiddetto bar-hopping è visto come utile e necessario e qualsiasi dipendente che non si unisce al gruppo può essere visto come problematico.

Se andate in Giappone per lavoro sappiate quindi che non potrete evitarlo senza offendere nessuno.

Foto di Eric Gjerde da Flikr

12. I giapponesi non invitano gli amici a casa loro

I giapponesi sono molti riservati e se non siete di famiglia non sorprendetevi e non offendetevi se non vi inviterà a casa propria, nel mondo occidentale questo è considerato spesso normale, ma in Giappone la privacy innanzi tutto quindi non forzate la mano e lasciate che sia la persona che conoscete a decidere e si invitarvi a casa sua e se lo farà… beh, allora potete considerarlo davvero un amico intimo, altrimenti accontentatevi sarà lo stesso sempre dalla vostra parte, ma vedere casa sua rimarrà un tabù.

In Giappone tutto si svolge all’esterno di quello che è considerato un tempio dei rapporti intimi riservato ai soli famigliari più stretti.

Foto di /\ltus da Flikr

13. Itadakimasu (いただきます “Ricevo umilmente”)

Le buone maniere sono tenute in grande considerazione in Giappone e le piccole cose possono fare una grande differenza, una di queste occasioni è prima di un pasto che si sa vi verrà offerto, come si fa?

La cosa più comune è dire “itadakimasu”, che si traduce approssimativamente in “ricevo umilmente”, ed anche se può sembrare differente, questo è un modo di fare culturale e per nulla religioso, quindi tutti se lo aspettano.

Nel farlo si tengono le mani tenute insieme come quando si prega, gesto che si fa spesso ringraziando.

Foto di Keatl da Flikr

14. Itadakimasu (いただきます “Buon appetito”)

Itadakimasu (いただきます) ha un significato ben più complesso, ma per noi occidentali possiamo tentare di semplificare in “buon appetito” anche se, in realtà, ha una traduzione molto più simile a “lo accetterò umilmente“.

Ma anche se questa traduzione non è sufficiente a rivelarne il vero e più profondo significato tradizionale, perchè l’espressione ha lo scopo di onorare tutta la filiera di cose e persone coinvolte nella preparazione del pasto, dagli agricoltori o pescatori che hanno fornito le materie prime chi lo ha preparato, inclusi i propri familiarti, oltre alla gratitudine verso gli animali e le piante che sono stati sacrificati.

L’espessione ha origini chiaramente nella religione buddista giapponese, anche se in tempi recenti ha un valore più tradizionale che religioso, sebbene resti molto simile ad una vera e propria corta orazione detta prima di mangiare come fanno anche molte popolazioni occidentali, con la grande differenza che i giapponesi non ringraziano solo Dio, ma tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione del vostro cibo.

Mentre noi diciamo “buon appetito” per augurare agli altri commensali un pasto piacevole, “Itadakimasu” esprime la gratitudine che ognuno prova personalmente per la fonte del cibo anziché sui semplici ingredienti.

Ma non è tutto, se anche dalle nostre parti nessuno dovrebbe cominciare a mangiare prima che tutti i commensali siano presenti a tavola ed abbiano ricevuto il loro cibo, oltre a pronunciare “Itadakimasu” nella cultura giapponese si deve attendere che lo faccia la persona con la posizione più alta del gruppo. Questa potrebbe essere il datore di lavoro, la persona più anziana, il capofamiglia, una autorità pubblica o comunque qualcuno da rispettare più degli altri secondo le graduatorie di importanza giapponesi che non sono sempre per noi così ovvie.

Infine, dopo l’Itadakimasu ed aver atteso che la persona più importante dia inizio al pasto, anche finire tutto ciò che ci viene dato è considerato un evidente segno di riconoscenza verso gli esseri viventi che sono stati sacrificati per il pasto, così come insegnato dal buddismo.

Non sarà raro, quindi, scorgere persone, anche sole, che pronunciano Itadakimasu persino chiudendo gli occhi ed unendo le mani come in preghiera per unire la gestualità all’intenzione.

15. Gochisoosama (ごちそうさま “Grazie per il pasto”)

Se iniziare il pasto vi è sembrato difficile non sapete ancora come finirlo, dopo averlo consumato, infatti, è buona norma dire “Gochisōsama” (Gochisoosama)

L’espressione completa sarebbe “Gochisōsama deshita”, ma è ammesso il più informale “Gochisōsama”, e letteralmente assume il significato di “è stato un grande lavoro (preparare da mangiare)“.

Il termine trova le sue origini nell’antico 馳走 (“chisō”), traducibile come “correre avanti e indietro a cavallo” e che indicava il fervere dei preparativi per accogliere con dignità un ospite importante, sopratutto in tempi in cui non era facile procurarsi le materie prime, ed è diventato con il tempo un sinonimo di ospitalità, facendo si che la frase intera “Gochisōsama deshita” possa essere interpretata come “grazie per aver preparato il pasto; è stata una gioia per il mio palato”.

Anche questo termine, come con “Itadakimasu“, non si ferma al semplice ospite, ma vuole ringraziare tutti e tutto ciò che ha permesso il pasto, compreso il cibo stesso, così che non dire “Gochisosama” a fine pasto può far sembrare scortese o addirittura ingrato.

Se vi offrono un pasto, quindi dire “Gochisosama” sembra scontato, ma la stessa espressione è rivolta anche a chi lo ha preparato, quindi se siete al ristorante non è fuori luogo dirlo anche al personale, se la cucina non è aperta, non serve spingersi fino in cucina per farlo, in quel caso è sufficiente dire “Gochisosama-deshita” all’atto del pagamento o come ultimo saluto prima di andarsene.

In Giappone è usanza comune che il personale di qualsiasi negozio saluti i propri clienti mentre questi escono, quindi con molta probabilità se ricambi con questa frase al risptorante sarà molto apprezzato.

Infine, non è raro che le persone dicano persino a se stessi Gochisoosama quando preparano e mangiano i propri pasti, per noi occidentali può sembrare un po’ strano “ringraziare” se stessi per il proprio pasto, ma essendo una forma di rispetto la vita e la natura, in effetti si tratta di una sorta di preghiera finale, un modo per dimostrare apprezzamento per il cibo e il pasto che si è consumato indipendentemente dal fatto che sia stato preparato da noi stessi o da altri.

16. Le donne sono pagate meno

Succede anche da noi, ma mentre noi cerchiamo di combattere questa usanza, in Giappone nessuno ci fa troppo caso, e sebbene non sia una regola o una costituzione formale, le donne sono sempre pagate meno degli uomini per svolgere lo stesso lavoro.

Questa è ormai una cosa considerata inaccettabile in molte parti del mondo, ma in Giappone resiste non solo sul mondo del lavoro dove non vi sono mai donne in posizioni apicali, ma la condizione femminile è purtroppo ancora relegata ad usanze antiche e medievali che vede la donna come angelo del focolare e/o oggetto del piacere.

L’unica situazione dove accade nella pratica il contrario è il matrimonio, nel quale la donna sposata, nella cultura giapponese, è responsabile delle spese domestiche e per questo i mariti hanno tipicamente il dovere di consegnare loro l’intero stipendio.

Foto di Ignat Gorazd da Flikr

17. Gli straordinari non sono pagati

Il Giappone è un paese con una grande produttività, questo non deriva soltanto dalla loro grande competitività a tutti i livelli ed orgoglio sul lavoro, ma anche dal fatto che se un lavoratore non riesce a raggiungere la quantità di lavoro che ci si aspetta da lui si deve fermare sul posto di lavoro a finire e per questo non sono previsti pagamenti straordinari.

Ad un occidentale può risultare incomprensibile, se si lavora di più si deve essere pagati di più, pare ovvio, ma il concetto è ribaltato, se non si è riusciti a finire un lavoro non si può essere retribuiti per la propria negligenza che sarà a carico dea lavoratore ritardatario… quindi, se un lavoratore può adattare il proprio programma all’orario ufficiale, eventuali tempi aggiuntivi che gli fossero necessari non sono un premio ma un demerito che è meglio non dover subire.

Dettaglio da foto di Truyenthong.wkpOwn work, CC BY-SA 4.0, Link

18. Usare bene le bacchette

In Giappone, come in molti paesi asiatici, vi sono complesse varietà di cibi e di piatti, per quasi tutti, però, esiste una sola modalità per afferrarne il contenuto: le bacchette.

Certo, anche per i giapponesi alcuni cibi sono più difficili da maneggiare rispetto ad altri, ma per noi occidentali l’operazione potrebbe talvolta apparire impossibile, in questi casi una cosa da non fare mai è infilzare il cibo con i bastoncini per prendere qualcosa dal piatto.

Al posto di questo gesto considerato quasi sacrilego, osservate i commensali e cercate di imparare da loro perché sarà davvero difficile che possiate trovare disponibili anche delle posate occidentali, vedrete che con il tempo e l’esercizio non sarà presto più un problema.

Inoltre non scordate mai che le bacchette servono per cibarsi e per questo non possono essere utilizzate per altre cose, come indicare una direzione o persino essere anche solo agitate sul cibo perchè si ritiene che possano trasportare residui di saliva.

Anche le bacchette sono una parte culturale del Giappone che quindi dovrebbe sempre essere trattato con il dovuto rispetto, giocarci o usarlo inutilmente può facilmente essere considerato offensivo.

Foto di Mike W. da Flikr

19. Il rispetto per il Meishi (“名刺”) o biglietto da visita

In tutto il mondo si usano biglietti da visita meishi in giapponese, ma in questa nazione sono qualcosa di più, sono considerate parte dell’azienda o della persona che lo porge e quindi vanno trattati con riguardo, al punto che scambio di biglietti, detto meishi koukan (めいしこうかん o 名刺交換), è soggetto ad un vero e proprio cerimoniale che per un occidentale può essere divertente o imbarazzante e per un giapponese può essere sconveniente e persino offensivo se chi lo porge o lo riceve non è sufficientemente rispettoso.

Impariamo quindi questa usanza che può esserci utile quando incontriamo persone con cui dovremo avere rapporti in futuro, siano essi di lavoro o personali.

Lo scambio dei biglietti

I giapponesi non si aspettano sempre che gli stranieri in visita di affari, o gaijin, conoscano questo rituale, ma conoscendolo faremo una prima impressione davvero se sappiamo come e perché viene eseguito questo rituale.

Lo scambio dei biglietti è comunque sempre la prima cosa che si fa quando ci si incontra la prima volta per affari e solo se non è già accaduto in precedenza per una qualche strana ragione, la cosa potrebbe avvenire successivamente.

La prima cosa da sapere è che lo scambio di biglietti da visita viene fatto ancor prima di sedersi a discutere ed in ogni caso i biglietti si scambiano sempre in piedi, mai da seduti ed è il visitatore o la persona che inizia l’introduzione dovrebbe normalmente presentare per primo il proprio.

Quando sono presenti più persone ci si deve munire prima di iniziare la distribuzione di un numero di biglietti sufficienti per tutti, evitando così il gesto considerato imbarazzante di cercarne di nuovi ad ogni presentazione e far aspettare l’altra persona, assicuratevi quindi di avere sempre con voi un gran numero di biglietti, è possibile che si abbia bisogno di molti più di quanto si pensi e scambiare carte con più persone di quanto faremmo normalmente altrove.

Porgere il biglietto da visita

Ecco, quindi, che giunto il momento cruciale, in piedi di fronte all’interlocutore, dovremo afferrare il biglietto con entrambe le mani in modo che sia rivolto fronte in su nella direzione di lettura di chi ci sta di fronte.

Mentre si fa ciò è necessario presentarsi brevemente con qualcosa di breve e semplice come “Salve, mi chiamo Mario Rossi di Acme giocattoli, è un vero piacere fare la sua conoscenza”.

Nel porgere il biglietto si fa poi un inchino del tipo Keirei, come descritto in una sezione precedente, senza fare qualunque altre cosa in più che potrebbe essere considerata eccessiva, specialmente per un gaijin.

Può capitare che non essendo abituati ad inchinarsi si sbatta la testa contro la persona di fronte perché siete troppo vicini ad essa, questo può essere sia imbarazzante che divertente, ma anche se normalmente tutto passerà con una risata veloce e spensierata è sempre meglio evitarlo tenendo una certa distanza, anche perché l’altro, nel prendere il biglietto, farà lo stesso e potreste persino ferirvi con la capocciata.

In questo assurdo e remoto caso ricordate di non NON toccare mai l’altra persona, specie sulla testa, e non accarezzarla, sarebbe il gesto peggiore che potreste fare in Giappone e concludere il vostro rapporto con essa.

Talvolta capiterà che dare e ricevere i biglietti da visita sia impossibile con entrambe le mani, questo accade se per caso entrambi i soggetti hanno il biglietto tra le mani lo stanno scambiando contemporaneamente. In questo caso, subito dopo aver scambiato le carte, il biglietto ricevuto va tenuto con entrambe le mani mentre ci si inchina e ci si prende qualche istante per leggerlo davanti alla persona che ve lo ha appena dato.

Mentre si dà la carta, la si maneggia sempre per gli angoli facendo attenzione a non coprirne le scritte e se si vuole mostrare un po’ di cortesia e rispetto in più quando le carte vengono scambiate contemporaneamente, si deve cercare di dare la propria carta leggermente più in basso della carta che ci viene porta.

Ricevere il biglietto da visita

Quando si riceve un biglietto da visita si deve prestare attenzione a quello che si fa, come lo si gestisce e si ripone.

Salvo casi fortuiti, si evita sempre di riceverlo con una mano sola cercando di usarle entrambe.

Una volta afferrato con entrambe le mani, fatevi scorgere a leggerlo subito brevemente senza affrettarvi a metterla via senza nemmeno dargli uno sguardo.

Assicuratevi di leggere il ruolo della persona, quindi riponetelo con cura o, ancora meglio, posizionatelo sul tavolo di fronte a voi quando vi siederete al posto assegnato.

Dopo l’incontro si può mettere via il biglietto, preferibilmente in un bel portacarte e non nel portafoglio e se non ne possedete uno riponetela con discrezione e cura in una tasca della camicia o del vestito, mai in quella dei pantaloni dove potrebbe accartocciarsi quando vi sedete.

Quando si ricevono biglietti da visita da uomini d’affari giapponesi è fondamentale ricordare di trattarli con la stessa cura e rispetto con cui si tratterebbe la persona che ve li ha dati, perché il modo in cui si tratta i bilgietti sarà considerato una sorta anteprima di come tratterete il vostro rapporto d’affari, per questo motivo per i bilgietti che si ricevono dai membri più giovani di un team giapponese va mostrato lo stesso rispetto che si mostra per il suo leader.

L’ordine dello scambio

La maggior parte delle volte, lo scambio dei bigietti avverrà in base all’anzianità, permettendo alla persona più anziana o più importante di presentare per primo il proprio.

A volte, però, la persona più importante presenterà prima i suoi subordinati e poi presenterà il suo biglietto per ultim, mentre altre volte una persona più giovane o qualcuno con una maggiore padronanza dell’inglese avrà il compito di iniziare e assicurarsi che il rituale di scambio dei bilgietti proceda senza intoppi.

Oggigiorno non puoi sempre essere sicuro di dove ognuno si collochi nella gerarchia stabilendolo solo dall’ordine in cui sono presentati i bilgietit da visita e nemmeno si può essere certi di chi prenderà l’iniziativa o parlerà di più durante questo rituale e durante le discussioni che lo seguiranno, a volte la persona più silenziosa può essere la persona più importante nella stanza, altre volte no, il che rende ancora più importante leggere il ruolo od il titolo scritto sui biglieti e far chiarezza già dal momenti che qualcuno li presenta.

Inoltre, alcuni ruoli, come “direttore” o “manager”, possono essere troppo vaghi e generici per poter sapere chi tra i presenti è più anziano o più giovane e, se questo non viene detto in modo esplicito, dovrete capirlo da molti altri fattori perché in Giappone l’età è un altro fattore di rispetto e se non siete in grado di effettuare una vostra classifica prima, durante o subito dopo il primo incontro, sarà sempre meglio chiedere che presumere erroneamente.

Stringersi la mano

Mentre l’inchino permette il cerimoniale dello scambio dei biglietti senza intoppi, la stretta di mano lo rende difficoltoso o persino può impedirlo ed anche se la stretta non è in voga tra i cittadini comuni, gli uomini di affari giapponesi odierni sono abbastanza a loro agio nel stringere la mano nei saluti e negli addii, così ci sono tre possibili scenari che è possibile incontrare durante il primo incontro e lo scambio di biglietti da visita: solo inchinarsi, solo stringere la mano e sia inchinarsi che stringere la mano.

Non potendo sapere quale caso incontreremo dovremo essere preparati a tutti e tre, lasciando che sia il nostro ospite giapponese a decidere rimanendo flessibili e preparati a seguire il suo esempio.

Nel caso della stretta di mano, interferendo questa con il rituale dello scambio, normalmente accade la stretta avvenga per prima mentre vengono fatte presentazioni verbali, effettuando lo scambio e l’inchino immediatamente dopo.

Riassumendo

Sebbene non ne siamo abituati e classifichiamo questi gesti spesso superflui o non come un reale segno di rispetto, per un giapponese sono importanti e seguire la corretta etichetta dimostrerà grande sensibilità, cortesia e rispetto per l’individuo e la sua cultura e sarà anche un’opportunità per fare una prima impressione migliore e più duratura per costruire e mantenere un rapporto di fiducia e di successo, un inchino tempestivo e correttamente eseguito e uno scambio regolare di biglietti da visita faranno sicuramente guadagnare dei punti quando si avrà a che fare con i giapponesi.

Un’ultima cosa da tenere a mente è che tutto quanto detto sopra potrebbe cambiare in fretta a seconda delle circostanze, le tradizioni giapponesi si stanno oggi erodendo e sempre più giapponesi acquisiscono familiarità e si sentono a proprio agio anche con le usanze occidentali, pertanto, si potrebbero incontrare situazioni in cui gli stessi giapponesi potrebbero non seguire le proprie usanze quando trattano con gli occidentali.

Si deve quindi essere sempre flessibili e pronti ad adattarci rapidamente, la cosa più importante da ricordare è di essere sempre educati e rispettosi in tutte le occasioni, ogni contatto per i giapponesi non è solo uno scambio di biglietti da visita, di informazioni o altro, ma un’occasione ed un modo per mostrare e valutare il reciproco rispetto.

Dettaglio da foto di Kousuke Sekidou from Osaka, Japan – 知的財産実務研修;, CC BY-SA 2.0, Link

20. Non indicare col dito per strada

Non è proprio educato farlo nemmeno da noi, in Giappone, però, è del tutto fuori luogo e se a causa delle differenze linguistiche e tradizionali è facile trovarsi in difficoltà, soprattutto per orientarsi nelle grandi città, sappiate che indicare le direzioni in Giappone può essere pericoloso.

Puntare il dito in una particolare direzione è tradizionalmente visto come un atto imperativo o una grave minaccia ed è usato solo in particolari occasioni, mai per strada, quindi, quando chiedete indicazioni a qualcuno, questi nel rispondervi non indicherà mai con evidenza una direzione puntando il dito indice e voi siete tenuti a fare altrettanto evitando gesti plateali ed aiutandovi il più possibile solo con le parole e se proprio non ce la fate, usate tutta la mano, MAI in solo dito per indicare per strada.

21. Tetrafobia

La tetrafobia è una forma di avversione o paura del numero 4, si tratta di una superstizione molto comune in paesi dell’Asia orientale, come la Cina, la Corea, Taiwan e, appunto il Giappone.

Il numero 4 in queste lingue è temuto perché la loro pronuncia, pur essendo differente in ognuna di esse, ripete lo stesso schema, ovvero 四 (4) in giapponese si pronuncia “shi” allo stesso modo della parola 死 (morte), in cinese 四 è “pinyin” così come e 死 e così neglialtri idiomi, quindi è di comune convinzione in tutta l’area che si tratti di un numero sfortunato, un po’ come il numero “tredici” nelle nostra culture occidentali, a causa del numero dei commensali presenti durante l’ultima cena di Cristo che ha portato alla sua morte.

Quindi in Giappone l’uso del 4 è spesso limitata sia nel numero, per esempio nei condomini e negli ospedali dove non esiste il quarto piano, ma anche porgere oggetti mentre ci si trova a quattro zampe può essere visto come un cattivo presagio o usarlo nel numerare prodotti o merci che si pensa non saranno vendute.

Per la stessa ragione anche il numero 49 è considerato sfortunato in quanto la sua pronuncia è simile al termine giapponese shiku, che significa ‘soffrire e morire’

La diffidenza verso questo numero è talvolta così elevata che in alcuni casi non solo si evita il numero quattro negli edifici, ma persino i piani dal 40 al 49 e tutti i numeri che contengono il numero 4, ma sono casi estremi.

Dettaglio da foto di Kikuko NakayamaFlickr: これは罰ゲームでしょうか?, CC BY-SA 2.0, Link

22. In ascensore ed i piani dei palazzi

L’uso di un ascensore presenta una situazione unica in Giappone e questo può rappresentare un problema per qualcuno nuovo nel paese, ma ci sono alcuni suggerimenti di base per salvarsi dai guai quando lo si utilizza.

In ascensore la persona più vicina alla porta lo gestisce ed aiuta gli altri a premere il pulsante del piano.

Questo può accadere soprattutto in situazioni affollate quando ci si trova dietro qualcuno, in quel caso è anche opportuno capire quando si deve scendere, perché chi si trova in fondo sarà sicuramente l’ultimo ad uscire quando si raggiunge il proprio piano.

Se avete tempo e le condizioni lo permettono è quindi sempre meglio prendere l’ascensore da soli se non si vuole essere scortesi con nessuno.

Vi è poi un altro problema, in Giappone i piani sono numerati diversamente dai nostri, il piano terreno è sempre il numero 1 e non esiste un piano zero (oltre all’evitare spesso il numero 4), quindi sia in ascensore che altrove si dovrà sempre tenere a mente che il secondo piano sarà sempre il primo fuori dal terreno e che è possibile avere altri piani mancanti solo numericamente, l’unica consolazione è che fortunatamente i numeri arabi (quelli che usiamo anche noi) sono molto diffusi, altrimenti sarebbero davvero guai.

23. L’uso dei telefoni cellulari

Mentre dalle nostre parti è ormai consueto sentire persone che parlano al telefono urlando ed ancora più spesso ascoltare musica con gli altoparlanti a pieno volume, in Giappone la privacy è ancora tra i valori più alti della società, insieme al rispetto per gli altri, quindi, sarà davvero difficile assistere ad una conversazione al telefono tra giapponesi, persino in metropolitana o nei luoghi più affollati.

Di conseguenza dovremo adattarci e non lasciarci mai andare a gesti plateali o molesti come chiassose conversazioni con i telefoni cellulari o ascoltare suoni disturbando i vicini senza le cuffie o gli auricolari e quando non potrete proprio fare a meno di chiamare in pubblico, tutti si aspettano che manteniate un livello di privacy accettabile, ovvero che parliate con voce calma e bassa e che non usiate il viva voce.

Atti differenti sono disapprovati dai passanti, vi classificheranno come molesti ed in ambienti chiusi potreste essere allontanati in maniera spiccia, i giapponesi sono gentili, ma sanno anche essere molto decisi.

Dettaglio da foto di Boris Thaser da Pxhere.

24. Ciabatte speciali per il bagno

Negli ambienti privati, hotel, ristoranti o abitazioni, in Giappone è comune trovare sempre un set speciale di pantofole davanti al bagno che è previsto siano da utilizzare solo mentre ci si trova in bagno e siano da rimettere esattamente nella posizione originale per la persona successiva.

In Giappone è molto comune togliersi i calzari per evitare di portare i germi della strada in ambienti dove ci si aspetta maggiore pulizia, è una tradizione millenaria che si attuava già quando nemmeno esistevano le strade come ricettario di malattie come le conosciamo noi oggi, quindi, è sempre bene togliersi le scarpe in ogni occasione dove è richiesto.

Ciò accade anche in alcuni ristoranti tradizionali, ma in bagno è quasi sempre previsto e dimenticare di rimettere le speciali pantofole da bagno nella loro posizione originale è disapprovato fino ad essere piuttosto imbarazzante se si cammina distrattamente con esse fuori dal bagno.

Dettaglio da foto di Andrew and Annemarie da Flikr

25. La Seduta “Seiza”

Seiza (正座, letteralmente “sedersi correttamente”) è il termine che i giapponesi usano per indicare la posizione seduta tradizionale e non è un’opzione, nei secoli in Giappone si sono sperimentate numerose posizioni per sedersi a gambe incrociate che potevano differire in base alle circostanze, agli abbigliamenti e ai luoghi ed alla fine alcuni modi hanno prevalso su altri, la seduta seiza ne è l’esempio.

Per capire perché si deve risalire al grande uso del tatami, la tradizionale pavimentazione composta di tappeti di paglia di riso intrecciata e pressata, combinato con la rigida formalità predominante in passato nella classe guerriera per la quale questo tipo d’architettura fu ideata contribuendo in modo importante alla nascita dello stile seiza come metodo corretto per sedersi.

Anche se al giorno d’oggi nel Giappone moderno le stanze tradizionalmente arredate con il tatami ed i luoghi e le circostanze in cui si deve rispettare il seiza sono diventate piuttosto rare, conoscere questa seduta vi farà apprezzare se capitate in uno di questi casi dove viene utilizzata.

Il Seiza consiste in concreto nel sedersi a terra invece che su una sedia quando ci si trova su un tatami ed anche se altrove può sembrare un caso raro in Giappone ci sono ancora molte occasioni in cui è possibile sedersi in questo modo, sia quando si praticano arti tradizionali giapponesi che assistendo alla cerimonia del tè (cha no yu (茶の湯, “acqua calda per il tè”), molto amata anche dai turisti stranieri, quando si pratica la calligrafia (shodō 書道? “via della scrittura”) e la composizione floreale (ikebana 生け花), ma anche in particolari occasioni legate alla propria collocazione sociale e in altre convenzioni nelle quali sedersi secondo lo seiza, anche su speciali cuscini detti zabuton (座布団, letteralmente dei “futon su cui sedersi”) fa parte della tradizione.

Solitamente per chi è ferito oppure troppo anziano è considerato tollerabile sedersi su appositi sgabelli trasportabili e chiudibili anche quando sarebbe strettamente richiesto la seduta seiza, nelle occasioni molto formali è tuttavia sempre consigliato almeno tentare di sedersi secondo lo stile seiza, nel caso il tentativo fallisca o i dolori siano eccessivi, farsi aiutare a sistemarsi sullo sgabello che può anche essere collocato, chiuso, al di sotto dei piedi diminuendo la pressione sui medesimi.

Tuttavia, sedersi secondo questa posizione per chi non è avvezzo allo stile seiza non sarà facile e difficilmente riuscirà a resistere oltre i due minuti, la circolazione infatti rallenta in alcune parti delle gambe e spesso si manifestano il formicolio o, peggio ancora, la totale impossibilità di muovere le gambe, problemi che tendono a diminuire fino a scomparire quasi del tutto con l’esperienza che certo non è a favore degli stranieri.

Per capire di cosa parliamo si dica che generalmente, per sedersi correttamente, il ginocchio sinistro deve essere posato a terra per primo, seguito dal destro e dai glutei, che infine appoggiano sui talloni con le punte dei piedi che possono essere vicine o sovrapposte.

Tradizionalmente le donne si siedono con le ginocchia strette, mentre gli uomini le divaricano in una certa misura, in alcune arti marziali come il kendō o l’aikidō lo spazio tra le ginocchia è misurato da due pugni chiusi.

Bambini in preghiera – Dettaglio da foto di Tamaki Sono da Flikr

26. Prendere un taxi

In qualsiasi parte del mondo prender eu taxi non è una cosa difficile, una volta arrivato si entra nell’abitacolo e si indica la destinazione, in Giappone, però ci sono delle particolarità, poiché aprire o chiudere manualmente la porta dell’auto è considerato molto offensivo e per questo sono corsi ai ripari.

Per prima cosa se non siete inglesi troverete curioso dover approcciare il veicolo dalla parte opposta alla quale siete abituati, ma questo è solo un dettaglio, infatti, una cosa che non dovrete fare mai è toccare le porte e cercare di aprirle e chiuderle da voi senza aver prima accertato che, come per la maggior parte dei taxi, la vettura non abbia porte automatiche comandate dall’autista.

In qual caso vi trovereste di fronte a due problemi, il primo che la porta muovendosi da sola potrebbe persino ferirvi o farvi cadere, il secondo che l’autista si offenda e possa rifiutare la corsa.

Sempre meglio, quindi, aspettare gli eventi.

Dettaglio da foto di Jonathan Fong da Flikr

27. Evitate il Keigo (敬語)

Se vi preparate ad andare in Giappone è possibile abbiate studiato alcuni rudimenti di keigo (敬語 letteralmente “lingua di rispetto”), il linguaggio onorifico giapponese che viene spesso insegnato nelle scuole di lingue agli stranieri per aiutarli ad enfatizzare il rapporto interpersonale fra gli interlocutori.

Il suo uso varia in relazione all’età, alla posizione sociale e al grado di intimità esistente e può essere usato per esprimere alternativamente un atteggiamento di rispetto, umiltà, intimità o distacco e pur tuttavia, nonostante sia nato per essere utilizzato nei discorsi in lingua giapponese educati e rispettosi, nella pratica è molto difficile da padroneggiare se non siete di madrelingua giapponese.

In particolare, dato che il suo uso è possibile sia per cortesia che per distanza, usarlo male o nella occasione sbagliata potrebbe offendere i propri interlocutori e per questa ragione è sempre consigliabile un atteggiamento modesto non mostrandone una particolare conoscenza limitandovi, se del caso e trascinati nel soggetto, a menzionare che ne conoscete l’esistenza ed alcune parole senza per questo essere in grado di usarlo.

I giapponesi apprezzeranno la sincerità e la modestia potendovi eventualmente dare alcuni ragguagli colloquiali e comunque non proveranno alcuna confusione o avversità nei vostri confronti per questo, in fondo siete stranieri.

Dettaglio da foto di IAEA Imagebank da Flikr

28. Soffiarsi il naso in pubblico

Un’altra cosa che non dovrete mai fare in Giappone è soffiarvi il naso in pubblico, questa rumorosa pratica è considerata sconveniente ed offensiva, oltre che naturalmente, disgustosa quanto qualsiasi altra pratica che produca muco o altre adduzioni corporee.

Se proprio dovete compiere una di queste azioni, allora dovete trovare un modo per impedire che altri vi vedano e per questo motivo non è strano trovare persone che fiutano finché non riescono ad appartarsi per potersi soffiare il naso con la massima discrezione possibile.

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29. Mai entrare in un luogo con l’ombrello gocciolante

Anche in Giappone piove, questo è normale, ma quando questo capita un’altra cosa da non fare è entrare in luogo chiuso con un ombrello gocciolante che deposita acqua ovunque

Per questa ragione all’ingresso di ogni locale vengono collocate apposite rastrelliere per custodire gli ombrelli bagnati e gocciolanti.

Solitamente nessuno ruba un ombrello in Giappone e per questo di solito sono lasciati incustoditi, talvolta può capitare di non trovare il proprio parapioggia perché è stato preso accidentalmente da qualcun altro, ma con tutta probabilità verrà restituito nella scatola al più presto od al massimo il giorno successivo, in ogni caso in molti luoghi la rastrelliera può essere dotata di appositi lucchetti il cui uso è gratuito.

Foto di Ethan Zuckerman da Flikr

30. Indossare due volte lo stesso vestito

Se passando per la strada noterete spesso molti vestiti ad asciugare sui balconi o attraverso le finestre, non meravigliatevi troppo, in Giappone è considerato disdicevole vestire lo stesso capo per due volte consecutive senza prima lavarlo, ragione per cui serve fare il bucato praticamente ogni giorno.

Per la stessa ragione è difficile vedere un giapponese vestito per due giorni consecutivi allo stesso modo e se non volete passare per sporcaccioni dovrete fare lo stesso, almeno a giorni alterni.

Si dice spesso che i giapponesi siano perfezionisti e questa non può essere che una conferma.

Foto di gullevek da Flikr

31. Pulirsi prima di fare il bagno

Potrebbe sembrare una contraddizione: perché pulirsi prima di fare il bagno?

In Giappone, però, questo è normale, prima di farsi un bagno, sia esso in una onsen (温泉 stazione termale) che in privato è obbligatorio farsi almeno una doccia per togliere lo sporco e solo dopo questa operazione ci si può concedere di immergersi in una corroborante e rilassante vasca piena di acqua calda.

Attenzione, però, anche il sapone non è previsto durante queste abluzioni perché il bagno non serve a lavarsi, per quello si fa la doccia, il bagno è solo un modo di eliminare dal corpo lo stress e rilassare i muscoli, quindi, che sia pubblica o privata, la vasca non serve per ripulirsi.

Saappiamo, però, che di nascosto nelle proprie camere di hotel talvolta i turisti nella vasca si lavano…

Foto di City Foodsters da Flikr

32. Dormire sulle spalle di sconosciuti

I giapponesi fanno spesso vite frenetiche mettendo molto impegno sul lavoro, inoltre i prezzi proibitivi di molti centri cittadini spesso li costringono a viaggiare per ore per rientrare a casa dopo una lunga giornata di lavoro nella quale si sono alzati molto prima dell’alba, così può capitare che molti si addormentino in treno o nella metro.

In questi casi cercano, come tutti farebbero, di evitare alcun fastidio agli altri, pur tuttavia dormendo capita di poggiare la testa o altro sul vicino ed in queste occasioni nessuno dice nulla, accettando di buon grado la cosa, in fondo prima o poi potrebbe capitare ancha a loro.

Per questa ragione alla sera non è raro vedere persone addormentate e talvolta mucchi di queste che esauste si riposano attorno a noi, mi raccomando, non disturbate…

Foto di Chris Gladis da Flikr

33. Portate sempre un regalo con voi

Quando incontrate qualcuno, sia che vi inviti a casa che in ufficio, portate sempre un piccolo regalo con voi confezionato in modo elegante.

La pratica di non presentarsi a mani vuote è diffusa in tutto il mondo, in Giappone, però, è una sorta di obbligo in assenza del quale sarete considerati maleducati.

Ovviamente per gli incontri di affari non sarebbe strettamente necessario, ma arrivando da lontano portare un piccolo souvenir della propria terra vi farà fare un figurone.

Il cerimoniale prevede che il regalo sia sempre accettato anche quando superfluo, pur tuttavia è pratica comune che il destinatario del regalo si opponga inizialmente alla sua accettazione di un regalo, anche se la regola non si applica mai quando si viene ospitati nella propria abitazione da soli, in quel caso il regalo sarà preso e messo subito da parte.

34. I noodles si mangiano con il risucchio

Contrariamente a quanto succede nelle nostre culture occidentali, quando si consumano i noodles in Giappone si deve sempre far rumore risucchiandoli in bocca.

Questa è considerata una pratica educata perché significa che il pasto è gradito, al contrario mangiare senza emettere alcun suono, può essere considerato un gesto con il quale si dice che il cibo non è buono.

Il ramen (ラーメン), la tipica zuppa giapponese a base di spaghetti di frumento serviti in brodo di carne e/o pesce, sono spesso fumanti ed anche bere dalla scodella non è considerato maleducato, al contrario tutti sanno che aiuta anche a rinfrescare il pasto per evitare di bruciare la lingua, quindi non sentitevi limitati nel farlo.

In ogni caso, anche se bere dalla scodella e fare rumore (moderatamente) non è considerato maleducato, al contrario di alcuni altri paesi asiatici qui ruttare a tavola è del tutto inaccettabile.

Foto di John Hayato da Flikr

35. Pulire il viso con l’Oshibori

L’oshibori (おしぼり) è un asciugamano umido che viene offerto ai clienti di ristoranti e locali giapponesi e cinesi, lo avrete visto anche da noi, e iene usato per pulirsi le mani prima di mangiare o durante il pasto senza doversi alzare da tavola.

L’oshibori assolve solo a questo compito, ovvero di pulire le mani e le dita prima di depredare un pasto e dopo l’uso va tenuto in disparte sul tavolo, ogni altro uso, come pulirsi il viso o addirittura usarli come tovagliolo mentre si mangia è considerato inappropriato e maleducato, quindi almeno in Giappone evitate di farlo.

Foto di Chris 73 / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0, Link

36. Evitate di mangiare camminando

Ecco un’altra regola che non va dimenticata, con la sola eccezione del gelato e dei dolci a questo scopo deputati, consumare alimenti camminando per strada, in Giappone, è un gesto del tutto inappropriato e lo stesso vale se bevete sostando vicino ad un distributore automatico.

Questi comportamenti irritano le persone che vi osservano per caso, quindi se dovete consumare un pasto veloce durante le vostre visite turistiche o bere una bevanda dissetante, trovate sempre un posto meno evidente, sedendo in un parco o ad un lato di una strada, e allontanatevi dai distributori automatici di cibo e bevande molto diffusi ovunque.

Tra i modi accettati, ma con moderazione, vi è mangiare cibi che non sporcano o sbriciolano mentre si è su un treno o un autobus locale, mentre sui treni espressi ed a lunga percorrenza è estremamente disapprovato.

Quindi, anche se in occidente è comune lo street food consumato passeggiando, in Giappone non è cosa da fare.

Foto di Jim Epler da Flikr

37. Attenti alla mancia

In molte nazioni è obbligatoria, come negli USA dove le mance costituiscono lo stipendio di molti lavoratori, in altri è facoltativa ed in ogni caso la quantità delle mance quasi ovunque indica la dimensione del nostro gradimento per il servizio ottenuto, in Giappone, invece, è tutta un’altra cosa.

Dare una mancia in questo stato può essere considerato non solo maleducato, ma anche altamente degradante per chi la riceve, la cultura giapponese, profondamente radicata nella dignità della persona, nel rispetto del prossimo e nel duro lavoro, considera inaccettabile ricevere ulteriore denaro per un servizio che deve per principio essere perfetto.

Può persino capitare di vedere qualcuno che rincorre un cliente solo per restituire una mancia che gli è stata data, immaginando ad un errore nel conteggio del denaro, quindi cosa fare se abbiamo gradito il servizio ricevuto al punto da sentirci indotti a gratificare chi lo ha fornito?

La cosa migliore è ringraziare facendo capire quanto siamo stati contenti, ma in casi estremi un piccolo regalo può essere accettabile, quindi, sebben qui la fantasia debba essere personale, nel caso volgiare distribuire manche preparatevi per tempo comprando qualcosa che ritenete gradevole da offrire per un servizio reso, un gadget simpatico o un ricordo.

38. Andarsene prima del capo

Se andate in Giappone per lavoro, preparatevi bene, perché un problema davvero importante può essere quello di lasciare l’ufficio prima del capo.

Potreste aver terminato il lavoro del giorno e di essere pronto per tornare a casa, ma il capo è ancora in ufficio…

Nella cultura giapponese lasciare il posto di lavoro prima del capo è considerato problematico, quindi sedetevi e rilassatevi, finché il capo non se ne sarà andato terminando la sua giornata sarà meglio non vi facciate vedere troppo ansiosi di tornare a casa.

I giapponesi guadagno mediamente molto bene rispetto ai nostri salari, ma questo aspetto del lavoro non attira molti occidentali e la ragione è evidente.

Foto di Steve Koukoulas da Flikr

39. Koinobori (鯉幟)

Koinobori (鯉幟) sono l’usanza più significativa e gioiosa della “Festa dei bambini” (こどもの日 Kodomo no hi), o Tango no sekku (端午の節句), che ha luogo in Giappone il 5 maggio.

La festa consiste nel far volare al vento enormi carpe di carta o di stoffa dipinte con colori vivaci, che ondeggiando sembrano nuotare nell’aria.

Questi pennoni, che prendono il nome dalla carpa, che in giapponese si chiama koi, riassumono tutti i valori simbolici della festa che viene celebrata come un augurio di energia fisica e spirituale, oltre che di crescita e successo sociale pe ri nascituri.

Ogni famiglia che vanti uno o più figli maschi, per l’occasione segnala orgogliosamente al mondo la propria ricchezza issando sul tetto, per mezzo di corde, in cima a una lunga asta di bambù, tante carpe quanti sono i bambini in casa.

Il filgio maggiore sarà simboleggiato da quella più grande mentre le altre saranno fissate sotto, in scala.

La carpa, per la sua capacità di risalire i torrenti e addirittura le cascate, è considerata il più virtuoso di tutti i pesci ed un simbolo di decisione e coraggio, per questa ragjon enon è raro vederla raffigurata sulle magliette per i più piccoli e spesso, nelle famiglie, le bandiere si lasciano esposte orgogliosamente tutto l’anno per indicare che in quella casa ci sono dei bambini.

Foto di Nelo Hotsuma da Flikr

40. Evitate di toccare le persone

Ci sarebbero molti altri suggerimenti su come mangiare, sedersi, chiedere, spostarsi e comportarsi in generale, ma ormai lo avrete capito, l’educazione ed il rispetto sono la cosa più importante in Giappone e tocchi fisici come un colpetto sulle spalle tra estranei o abbracci e baci tra amici intimi e famiglie non fanno parte della routine della vita quotidiana in Giappone, altrimenti si stringerebbero la mano come facciamo noi invece di inchinarsi tra loro a distanza per salutarsi.

Seguendo questa filosofia e considerato solo l’apertura indispensabile alla stretta di mano per ragioni di affari, qualsiasi altro contatto fisico non necessario è considerato sconveniente, soprattutto in pubblico, dove non vedrete mai, salvo qualche emarginato ribelle tra i giovanissimi, tocchi fisici tra estranei, amici e persino amanti che anche non vedrete mai per mano e tantomeno abbracciarsi, senza contare i baci che sono riservati all’ambiente chiuso privato.

Quindi, qualsiasi cosa facciate, siate cortesi, gentili, non spazientitevi e soprattutto, non toccate nessuno per nessuna ragione se non vorrete guadagnare un nemico giapponese.