La perla (quasi) sconosciuta del Bernini

Di Gian Lorenzo Bernini - Opera propria, CC BY 3.0, Link

Se chiedete quali siano le opere gel grande artista poliedrico Gian Lorenzo Bernini, vi risponderanno quasi sicuramente con opere più imponenti e visibili del suo lavoro da architetto, come il colonnato prospettico di piazza San Pietro, il Baldacchino con le colonne moresche della Basilica di San Pietro, o quelle scultoree come la Fontana della Barcaccia a Trinità dei Monti, la fontana del Tritone a Piazza Barberini, il Ratto di Proserpina, Apollo e Dafne ed il David presso la Galleria Borghese o, infine, l’Estasi di Santa Teresa presso la Chiesa di Santa Maria della Vittoria.

Difficilmente vi diranno che l’opera forse più incredibile di questo personaggio eccezionale ed artista difficile da equiparare per la sua poliedricità è forse anche la sua opera meno conosciuta e meno visitata, pur essendo al tempo stesso quella che più lo descrive.

Scultore, urbanista, architetto, pittore, scenografo, commediografo e persino costumista, scolpì nel 1674, da artista maturo ed ormai settantenne l’Estasi della beata Ludovica Albertoni.

La scultura venne commissionata dalla famiglia Altieri tre anni prima, nel 1671, anno della beatificazione di Ludovica Albertoni, vissuta poco più di cento anni prima, per essere collocata su un altare a lei dedicata nella loro cappella privata presso la chiesa di San Francesco a Ripa a Roma e dove si trova ancora oggi.

L’opera affronta con forme semplici e sobrie il tema dell’estasi cristiana, già toccato dal Bernini nell’Estasi di santa Teresa d’Avila una ventina di anni prima, ma con più vigore nelle forme di un realismo quasi disarmante, la figura della beata è stesa su un letto finemente ricamato nel marmo e poggiato su di un blocco di diaspro lavorato come fosse un drappeggio ed infine posizionato in maniera non convenzionale per i tempi sull’altare della cappella.

In questa installazione il Bernini pare davvero superare sé stesso riuscendo a realizzare in uno spazio molto ridotto un effetto scenico raro, creando due pareti molto inclinate che fanno da quinta allo spazio dove è inserito il sarcofago della beata, e poi, arretrando un poco la parete di fondo, nasconde alla vista dei visitatori due piccole finestre verticali che prendendo luce direttamente dall’esterno, creano l’effetto di una illuminazione maggiore sulla statua, rendendone così il suo biancore ancora più visibile nella penombra della cappella.

Non stupitevi se nell’a semi oscrità dell’ingresso la statua si presenterà a voi in maniera quasi improvvisa, è un effetto voluto che combina le capacità architettoniche, scultoree e teatrali dell’artista che in questa composizione fornisce davvero il massimo di sé stesso.

Fa da sfondo alla statua una tela di Giovan Battista Gaulli anch’essa non per caso sul posto, ma pensata per porre le due opere fossero in evidente contrasto, oltre alla palese differenza di colore tra i materiali, il bianco marmo e i colori cupi del dipinto, è forte la contrapposizione tra l’agitarsi convulso della figura distesa della Beata e la visione paradisiaca alle sue spalle che appare come essere la rappresenzazione della sua visione nell’estasi.

Se siamo riusciti ad incuriosirvi e volete visitare l’opera, la Chiesa di San Francesco a Ripa si trova a Roma in Piazza di S. Francesco d’Assisi, 88, vicino a Porta Portese, è aperta tutti i giorni dalle 07:00 alle 12:30 e dalle 16.00 alle 19:30, per ora l’ingresso è gratuito ed oltre al l’Estasi della beata Ludovica Albertoni contiene molte altre opere d’arte meno conosciute ma non per questo minori.

Info nel sito web ufficiale https://www.sanfrancescoaripa.it/