Si, è un astronauta, si trova su una cattedrale del XVI secolo, ma non è come credi

Per molti anni la notizia di un presunto astronauta tra i fregi di una cattedrale del XVI secolo ha generato speculazioni, interpretazioni e suggestive narrazioni, ma la verità è sempre stata più semplice del previsto.

Seppur non manchino esempi del genere anche in altre cattedrali antiche, come per esempio il Duomo di Milano dove compaiono delle racchette da tennis e degli scarponi da sci impossibili da immaginare all’epoca della sua costruzione, il monumento che analizziamo in questo articolo è la Catedral Nueva di Salamanca, un capolavoro del tardo gotico e del rinascimento spagnolo che non nasconde troppo sulla sua Puerta de Ramos un particolare che generato per anni le più disparate teorie sulla sua realizzazione fino ad immaginare visite di alieni, viaggi nel tempo e complicati complotti dai risvolti davvero incredibili.

Ma se la figura incriminata e scolpita nel marmo è inequivocabilmente un astronauta che indossa una tuta spaziale, completa di casco, scarponi a carrarmato e tubi per l’ossigeno, la sua presenza è poco più che banale: una tradizione consolidata da molto tempo tra i restauratori prevede l’inserimento di elementi contemporanei per “firmare” l’intervento e distinguerlo dall’originale.

Così, quando nel 1992, in occasione della mostra “Las Edades del Hombre“, la cattedrale fu sottoposta a importanti lavori di ripristino, l’artigiano Miguel Romero, sotto la supervisione dell’architetto Jerónimo García de Quiñones, decise di scolpire in quel punto un astronauta come simbolo del XX secolo.

Quindi, nessuna suggestione su antichi astronauti, visite di alieni o veggenze straordinarie avvenute nel 1513, anno di costruzione della cattedrale, ma solo un moderno intervento di restauro con inserti diventati di routine.

Inutile dire che la cosa vale anche per le altre chiese, Duomo di Milano compreso, ed inutile spiegare che se cercate bene, oltre al curioso esploratore dello spazio, sulla cattedrale potrete individuare altri anacronistici simboli che celebrano l’epoca del restauro: tra questi una lince iberica, un toro, una cicogna e persino un curioso drago che mangia un cono gelato.

Dettagli che non celano misteri ma semplici omaggi alla storia recente e alla vitalità dell’arte che non si ferma nel tempo ma continua ad evolversi in modo più o meno visibile anche quando si tratta di antichi monumenti.

Da oggi, quindi, quando notate, per caso o per grande spirito di osservazione, un dettaglio apparentemente fuori contesto, con un po’ di ricerca e spirito critico potreste scoprire dietro di questo interessanti risvolti della storia del luogo senza dover forzatamente ricorrere a spiegazioni assurde e fantasiose, anche se il fascino dell’ignoto resta sempre un soggetto intrigante.

Talvolta la spiegazione è meno complicata e senza alcun mistero del Cactus…