Fiumelatte, il fiume bianco

ANCHE LEONARDO DA VINCI E' RIMASTO AFFASCINATO DA QUESTO FENOMENO NATURALE

By Andrzej Otrębski - Own work, CC BY-SA 3.0, Link

«È il Fiumelaccio, il quale cade da 100 braccia dalla vena donde nasce, a piombo sul lago, con inistimabile strepitio e romore». Così Leonardo da Vinci, chiamandolo “Fiumelaccio“, descrive questo breve fiume nel Codice Atlantico. Leonardo fu molto incuriosito da questo fenomeno senza riuscire però a comprenderne le origini. Con i suoi soli 250 metri il Fiumelatte è il secondo torrente più corto d’Italia e certamente tra i più corti d’Europa, e deve il nome al colore delle sue acque, infatti fin dalla grotta dove sgorga e giù fino al lago di Como di cui è immissario, l’impetuosità delle sua acque in perenne cascata lo colorano di bianco, con una spuma ribollente e pulita.

Foto Alessandro Vecchi [CC BY-SA]

A ridosso del suo breve corso si trovano alcune case ed una chiesa che prendono il nome dal torrente che scorre in modo regolare solo dal 25 marzo, giorno della festa del borgo e dell’Annunciazione, fino al 7 ottobre, giorno della Madonna del Rosario e patrona di Varenna, e per questo motivo ha anche il soprannome di “Fiume delle due Madonne”. Questa curiosa intermittenza è causata dall’essere il “troppopieno” di un sistema carsico che a causa della grotta alla sorgente ha favorito la nascita di alcune leggende nei secoli senza mai scoprirne la vera origine. Nel 1992, dopo aver formulato varie ipotesi, venne versato un colorante atossico rosso, la fluoresceina, in un abisso situato lungo la Cresta di Piancaformia, nel Moncodeno della Grigna, dimostrando così il collegamento certo tra il Fiumelatte e le cavità carsiche del Grignone. Successivamente, nel novembre 2012, un gruppo di sei speleologi dell’associazione “InGrigna” hanno scoperto un’enorme cavità inesplorata nel cuore della montagna, dichiarando di aver finalmente scoperto l’origine del torrente Fiumelatte a ben 1.200 metri di profondità e mettendo fine a un mistero che risaliva a molti secoli fa.
I sei speleologi che si erano calati nella grotta “Viva le donne”, il cui ingresso si trova lungo la Cresta Piancaformia, poco sotto la vetta della montagna, dopo aver stabilito un primo “campo base”  a 900 metri di profondità erano poi scesi più in profondità con le mute stagne e, superando punti già esplorati in passato, erano riusciti ad individuare il punto chiave dal quale inizia il fenomeno. I giornali hanno riportato la circostanza di “un grande ambiente sotterraneo percorso da un flusso d’acqua imponente”, che lo speleologo in avanscoperta aveva illuminato con la torcia sul casco. Anche Plinio il Vecchio e lo Spallanzani descrissero il fenomeno esterno, che resta interessante e suggestivo anche se nascosto nella natura: dalla statale che costeggia il lago, il fiume quasi non si nota ed il ponte che lo attraversa si scorge appena, ma partendo dal piccolo cimitero di Varenna, si trova sulla sua sinistra un sentiero e delle indicazioni che portano facilmente alla sergente dove si può sbirciare nelle tenebre della caverna ed una piccola area attrezzata permette la sosta per il pic nic prima di proseguire per una passeggiata nel bosco. Nonostante la particolarità il breve corso d’acqua è cosi conosciuto nella zona che alcuni paesi e città, come Monza, hanno persino una via dedicata a questo misterioso e curiosissimo fiume che non è un vero fiume.