Le sculture “impossibili”

A NAPOLI UN GIOIELLO DELL'ESOTERISMO E UN TEMPIO DELLA MASSONERIA

By David Sivyer - da Flickr, CC BY-SA 2.0, Link
La sua opera più conosciuta è certamente il Cristo velato, ma l’intera Cappella è una eccezionale curiosità stranamente lasciata spesso fuori dagli itinerari turistici.La Cappella Sansevero è  un luogo davvero atipico per Napoli, dove, normalmente, storia, cultura e vita sono il motivo di fondo cittadino, in questo caso si tratta, invece, di un vero tesoro nascosto, un gioiello dell’esoterismo celato non sotto terra, ma in un edificio nemmeno troppo fuori mano che forma un intero apparato artistico settecentesco d’eccezione ed unico al mondo.

Oggi è in ogni caso uno dei più importanti musei della città, un luogo dove mistero ed arte si mischiano creando un incredibile ambiente mistico, custodito all’interno di un edificio dove la Cappella Sansevero, chiamata anche chiesa di Santa Maria della Pietà o Pietatella, oggi aperta al pubblico, fu in passato un luogo di culto ed un tempio massonico, fortemente carico di simbologie, voluto da Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, committente ed ideatore della totalità delle opere.

Un ottimo viaggio del cactus per chi ha qualche ora libera a Napoli e desidera scavare dietro le quinte della storia.

GENIO E ALCHIMIA

Il principe Raimondo di Sangro aveva una personalità eclettica e poliedrica e fu un inventore d’eccezione, così attivo nei più disparati campi delle scienze e delle arti, chimica, idrostatica, tipografia, meccanica, che a proprio causa della grande varietà e differenza delle sue invenzioni veniva considerato un alchimista temibile e misterioso. Oggi queste cose non fanno più paura ed i misteri sono quasi tutti svelati, con il risultato che nella Cappella Sansevero, ormai sconsacrata, il principe oltre ad aver legato indissolubilmente il suo nome ha lasciato tante impressionanti statue ed invenzioni.

LE MACCHINE ANATOMICHE

Le strane “macchine anatomiche”, come da lui stesso chiamate, alimentarono per lungo tempo dicerie e leggende, si disse persino che i due corpi totalmente scarnificati presenti nella cripta e tramite i quali è possibile osservare in modo molto dettagliato l’intero sistema circolatorio, altro non fossero che due persone reali: due servitori, un maschio ed una femmina, cui erano sarebbero state iniettate sostanze misteriose nelle vene prima di scioglierne le carni nell’acido allo scopo di ottenere il macabro effetto.

L’analisi dei reperti e la storia ci consegnano un aversione differente, esistono, infatti, atti notarli autentici ed un contratto stipulato tra il Principe e il dottor Salerno, dove risulta la commissione di due scheletri sui quali installare una riproduzione del sistema cardiovascolare preparato dall’alchimista utilizzando fil di ferro e cera colorata, il tutto al solo scopo didattico, anche se persino di Sangro in persona considerava le statue impressionanti.

Ma se le macchine possono agitare i sonni, certamente le opere più significative fanno riflettere e talvolta persino sognare il paradiso.

LE SCULTURE IMPOSSIBILI

Proprio per le loro caratteristiche statiche e visive le sculture presenti nella cappella sembrano a prima vista “impossibili”, troppo elaborate, fragili e così realistiche che rendono difficile immaginare che una mano umana possa averle scolpite.

By David Sivyer – da Flickr, CC BY-SA 2.0, Link

Tra le mani della figura maschile del Disinganno (foto sopra) si trova una fitta rete di marmo, estratta da un unico blocco senza romperlo od incrinarlo, mentre sul volto del personaggio femminile della Pudicizia (foto sotto), il drappeggio è così reale e trasparente da rendere leggera la pietra dalla quale è stato ricavato come fosse inconsistente.

By David Sivyer [1], CC BY-SA 2.0, Link

Ma finalmente il Cristo Velato (in copertina) che campeggia al centro della stanza, affascina con la sua presenza, persino artisti e scrittori come Sade e Canova ne sono rimasti colpiti rendendola uno dei massimi capolavori scultorei al mondo.

LA LEGGENDA DEL VELO

Come per le macchine anatomiche e le altre sculture, il velo che copre il corpo del Cristo appena deposto dalla croce, è stato scolpito con tale eccezionale abilità e perfezione dal Sanmartino da riuscire ad ingannare l’occhio anche da vicino ed aver fatto per lungo tempo supporre che potesse trattarsi di un tessuto reale marmorizzato in un secondo tempo con una delle tecniche segrete che solo l’alchimista Raimondo di Sangro conosceva e che non ha mai trascritto.

Addirittura la leggenda era ancora presente e confermata negli anni ’80, secondo alcune fonti citate in riviste di settore, si sarebbe scoperto che il velo non fosse realmente di marmo, come si era sempre creduto, ma realmente costituito da una stoffa finissima e marmorizzata personalmente di nascosto dal Principe.

Secondo queste fonti che oggi sappiamo inconsistenti, sarebbe esistito addirittura uno scritto nel quale lo scultore si impegnava ad eseguire “di tutta bontà e perfezione una statua raffigurante Nostro Signore Morto al naturale da porre nella chiesa gentilizia del Principe”, mentre Raimondo di Sangro, oltre a procurare il marmo, “ad apprestare una Sindone di tela tessuta, la quale dovrà essere depositata sopra la scultura; acciò, dipodichè, esso Principe l’haverà lavorata secondo sua propria creazione; e cioè una deposizione di strato minutioso di marmo composito in grana finissima sovrapposto al velo … dinotante come fosse scolpito di tutto con la statua”. Insieme all’impegno del Sammartino a “non svelare al compimento di essa (statua) la maniera escogitata dal Principe per la Sindone ricovrente la Statua”, si sarebbe ritrovata anche la ricetta per fabbricare il marmo a velo, riducendo il capolavoro ad un’opera di media qualità perfezionato dall’alchimista.

In rete se ne trovano ancora tracce, ma oggi abbiamo certezza che si tratta solo di una vecchia bufala, una mai confermata teoria propagata a suo tempo da una sedicente studiosa napoletana, Clara Miccinelli, che avrebbe ricevuto le informazioni direttamente dallo spirito del Principe Raimondo di Sangro durante una seduta medianica. Il risultato furono la diceria ed un paio di libri ad esso dedicati pubblicati tra il 1982 ed il 1984.

Ma se i racconti attorno alla storia della cappella Sansevero sono solo leggende e teorie fantastiche, le opere in essa contenute, sono invece autentici ed incredibili capolavori artistici unici al mondo, altro che opere del cactus.

Per info: Museo Sansevero