Il Curone è un piccolo rigagnolo che scorre, quando scorre, ai piedi della città di Montevecchia, nella Brianza a nord di Milano.
La località è rinomata per il buon cibo e per la quiete che le passeggiate infondono durante le gite fuori porta dei milanesi e deve essere proprio durante una di queste occasioni che qualcuno deve aver per primo riconosciuto in alcune delle colline solcate dai vitigni una certa somiglianza a strutture piramidali propagando l’idea che potesse trattarsi di una vera e propria piramide nascosta sotto il terreno.
Da lì in poi deve essere stata tutta una discesa, dalla prima piramide si è riconosciuta la seconda e poi la terza arrivando addirittura ad individuare una qualche somiglianza con le vere piramidi della piana di Giza.
Persino la loro disposizione si dice ricordare la cintura di Orione e le più famose “sorelle” egiziane, facendo accorrere molti curiosi e diventando una sorta di toponomastico locale: le piramidi della val curione.
Se certate su Google, scoprirete che la val Curione, di fatto non è presente, ma sono presenti attività che portano quel nome, anche nella variante valcurone senza spazi, questo perché, come tutti i toponomastici locali, il posto è così conosciuto da tempo immemore e riscoperto a scopo turistico.
Comunque sia, oggi, nel Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, a circa 15 chilometri da Lecco e 40 da Milano, si troverebbero delle misteriose piramidi che appaiono alla vista di chi le osserva come tre colline ricoperte di erba e vegetazione.
Attenti osservatori avrebbero rilevato che queste strutture, alte tra i 40 e i 150 metri avrebbero una base quadrata con i lati identici ed i filari a gradoni che le circondano avrebbero per tutte e tre lo stesso orientamento, con una inclinazione massima delle superfici laterali di 43/44 gradi e si sarebbero chiesti se sia davvero possibile che la natura abbia potuto realizzare solo per caso una cosa del genere.
Come in tutte le teorie del complotto e nelle storie misteriose che si rispettino, le domande successive sono state chi le ha costruite, in che epoca e perché, arrivando persino a dimostrare che non essendo questa zona di terreno stato occupato da ghiacci mobili durante i periodi di glaciazione, non sarebbe stato possibile un evento di formazione spontanea delle strutture, giustificando l’intervento umano o, come per le piramidi di Giza, extraterrestre…
Comunque stiano le cose, questa sorta di piramidi sono state “scoperte” solo nel 2001, in rete si dice dall’architetto Vincenzo di Gregorio che le avrebbe individuate grazie ad un’osservazione aerea.
Secondo il web, di Gregorio avrebbe scoperto alcuni aspetti interessanti: le piramidi italiane, pur non essendo uguali per dimensione, sarebbero simili a quelle di Giza per disposizione e orientamento astronomico, ovvero posizionate in una linea retta che richiamerebbe l’ordine delle tre stelle centrali della costellazione di Orione: Alnitak, Alnilam e Mintaka, replicate proprio nelle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino.
Altri esperti non meglio identificati in rete avrebbero successivamente effettuato diverse misurazioni accertando che si tratterebbe effettivamente di strutture modellate dagli uomini essendo la pendenza chiaramente artificiale.
La tesi più avvalorata a seguito di tutte queste strane scoperte sostiene che un’antica civiltà abbia abitato queste zone e modellato le colline per farle diventare delle vere e proprie piramidi a scopo religioso, astronomico, o entrambi, escludendo finalità agricole perchè il terreno in questa zona non sarebbe anticamente stato adatto ad alcun tipo di coltivazione dell’epoca e proprio per questo anticamente chiamato “Prati Magri” improduttivi.
A completare le ipotesi, il collegamento con ritrovamenti nello stesso Parco di Montevecchia di quelli che sembrerebbero essere i resti del più antico insediamento preistorico lombardo e che ha trasformato tutta l’area in zona protetta proprio tramite l’istituzione dell’attuale parco regionale.
Altre fonti riportano un possibile modellamento in epoca celtica, con una cerchia muraria difensiva in pietra alta circa quattro metri nei paraggi, ipoteticamente tesa a proteggere una zona e delle strutture considerate importanti dove, al centro, si doveva trovare anche un santuario dedicato ad uno dei loro dei, facendo ritenere che almeno una delle tre piramidi potesse essere un osservatorio-santuario.
Ad avvalorare questa teoria, sarebbe stato rinvenuto un monolite in pietra granitica con scopi astronomici come conferma della presenza dei Celti.
Superando tutto questo mistero del passato e restando al presente, attualmente a due delle tre presunte piramidi sarebbe stato assegnato anche un nome per distinguerle, una è chiamata piramide, o collina, dei Cipressi, poiché sulla sua cima vi è la presenza di dodici Cipressi, la trovate con questo nome anche googolando, alla quale sarebbero state assegnate proprietà legate all’immortalità e la vita eterna, come nei cimiteri, con un collegamento alla luce e alla vita dovuto alle chiome degli alberi allungate verso il cielo come una fiamma di collegamento, generando un’atmosfera di pace e serenità per chi vi ci si reca in visita.
Un’altra piramide è detta del belvedere Cereda, in Google la trovate solo come belvedere, perché sovrasta la piccola frazione di Cereda ed è quella che sarebbe stata usata dai Celti come osservatorio astronomico.
Essendo spoglia di coltivazioni, avrebbe una regolarità innaturale nei gradoni che la compongono, rendendola la più suggestiva e facendola rassomigliare nella struttura, sempre secondo gli esperti non citati, alla piramide di Saqqara che si trova in una vasta necropoli situata a 30 chilometri dalla città del Cairo.
La presunta piramide è alta circa 40 metri e riporta alla base qualche resto di antiche mura non meglio identificate, ma la vera attrazione sarebbe a cima perfettamente piatta che permette una interessante osservazione del cielo e dei dintorni.
La terza presunta piramide non ha ancora un suo nome, è la più grande, posta più a nord è interamente ricoperta da vegetazione e più difficile da esplorare e analizzare nel dettaglio e potete scommettere che non appena un piccolo indizio o presunta anomalia sarà scoperta il nome sarà automaticamente assegnato, per ora la prendiamo così com’è.
Ma come può essere nato questo mistero?
Ovviamente la cosa non riguarda solo fatti archeologici, le piramidi sono presenti in tutto il mondo, dall’Egitto all’Africa, dal Centro e Sud America, all’Oriente in generale, perché la figura della piramide è da sempre parte ricorrente della storia dell’umanità e seppur non ci è oggi dato di sapere se davvero queste siano piramidi costruite da qualcuno o solo curiose coincidenze naturali, certamente si tratta di una località dove un’escursione domenicale può provocare pace e rilassamento e per questo noi del Cactus le valutiamo.
A dir la verità, come dimostra l’immagine di copertina, prima di scrive qualcosa ci siamo rivolti anche noi agli strumenti a disposizione per capire se davvero ci potessero esser collegamenti con le piramidi egiziane ed anche se non ne abbiamo trovati siamo sicuri che una passeggiata sul posto non può far male a nessuno e fornirà l’occasione per riscoprire e valorizzare i dintorni nostrani, che erano più famosi e frequentati negli anni ’80, per poi essere soppiantati dalle gite tramite voli low cost in ogni parte d’Europa.
Per raggiungere le Piramidi di Montevecchia si possono percorrere vari sentieri all’interno del parco, da Rovagnate si può parcheggiare nella frazione Monte proprio di fronte all’entrata del parco nei pressi delle piramidi.
Da Perego si parcheggia in frazione Campo e si seguono le indicazioni per l’agriturismo Oasi di Galbusera Bianca, i cartelli lungo la strada daranno indicazioni su come arrivare con una passeggiata più lunga della precedente, mentre per gli appassionati dei sentieri affascianti sarà possibile partire da Montevecchia parcheggiando vicino al cimitero e proseguire a piedi sulla mulattiera che porta a Ca’ del Soldato per poi seguire il sentiero numero 11 che in circa un’ora di porta alla collina dei cipressi.
Ovviamente, di quanto detto in questo articolo non confermiamo nulla che non sia di dominio pubblico, ovvero le sole cartine geografiche, tutte le altre citazioni ed affermazioni appartengono ai rispettivi proprietari, incluso il nome di Vincenzo di Gregorio che sul soggetto ha persino scritto un libro che noi non abbiamo volutamente letto, preferendo ai possibili misteri del passato la certezza dei piaceri del presente, che a Montevecchia non mancano di certo.