A culo di cavallo…

Talvolta le cose sono più semplici di quello che sembrano e se vi siete mai chiesti quanto distano tra loro le rotaie dei treni e perché, forse possiamo darvi una risposta.

Anche se non in tutto il mondo si adotta la stessa misura per le rotaie dei treni, quella più diffusa ed in uso anche da noi è di 1435 mm esatti

Millequattrocentotrentacinque millimetri?!?!?!?!

Ma chi è quel pazzo che ha deciso una misura simile? E poi, perché?

Foto di Berlinrider da Flikr

Procediamo per gradi

La questione sembra davvero complessa ed oscura, al punto che intorno ad essa sono nate persino alcune leggende e se vi dicessimo subito come si è arrivati a quel numero, vi perdereste tutto il piacere della scoperta, così faremo per gradi.

Innanzitutto va detto che in gergo tecnico italiano la distanza tra i binari si chiama “scartamento”, questo perché deriva dal francese écartement, che a sua volta proviene verbo écarter, che ha il significato di separare, allontanare, dal quale è derivato l’italiano scartare e quindi scartamento.

Coerentemente al significato del verbo francese da cui deriva, lo scartamento ferroviario è quindi la distanza che intercorre tra le due rotaie dei treni e non è uguale in tutto il mondo, anche se quella in uso da noi è quella oggi più utilizzata, il 56% dei km totali nel mondo, seguita da quella in uso in Russia di 1520 mm. Con il 18% del totale mondiale.

Prima di proseguire una curiosità tra le curiosità, se oggi piccole differenze di scartamento tra alcune nazioni, come tra Portogallo, 1664mm, e Spagna, 1672, non hanno mai creato grandi problemi ai treni, oggi, però, uniformati per i nuovi tracciati nelle due nazioni a 1668 mm, durante la seconda guerra mondiale la differenza di 15 mm in essere tra Germania e Russia creò non pochi problemi all’esercito di Hitler costringendo i soldati al continuo trasbordo di materiali tra i differenti convogli rallentando il rifornimento di viveri e munizioni tramite treno, che ai tempi era il mezzo più conveniente per questo tipo di trasporto.

Ma proseguiamo, lo scartamento di 1435mm è in realtà standardizzato alla corrispondente misura statunitense di 4 piedi e 8,5 pollici, ovvero un numero non facilmente frazionabile per scopi industriali, allora perché è stato scelto?

Le leggende

Qui iniziano le supposizioni e le leggende, prima su tutto il fatto che due secoli fa, allo svilupparsi della ferrovia in tutto il mondo, non esistendo regole comuni per la realizzazione di rotaie che aveva portato ad una grande confusione con molte differenze coesistenti, talvolta persino nella stessa nazione, per esempio in Sardegna è ancora oggi in uso no scartamento più ridotto rispetto al resto dello stivale.

Il primo a decidere di adottare uno scartamento standard fu l’inglese George Stephenson che intorno al 1820 decise di adottare quella misura derivata dalle sue esperienze da bambino con veicoli semoventi su rotaie trainati da cavalli.

Tenete a mente la questione dei cavalli perché ne parleremo più avanti.

L’adozione della misura con il nome di Scartamento Stephenson diventò generalizzata però solo verso la fine del secolo con l’apertura delle miniere di carbone e la posa dei primi binari per il trasporto commerciale intensivo diventando in seguito lo scartamento normale o standard ed oggi, come già detto, l più diffuso nel mondo.

La leggenda e la storia, però, non chiariscono esattamente se Stephenson adottò questa misura spontaneamente e derivandola dalle prime carrozze trainate dai cavalli, o se siano stati i costruttori di carrozze, che producevano già da molto le carrozze tempo con quella distanza tra le ruote, ad influenzarlo.

Fatto sta che si parla di cavalli.

Anche i tram la usavano

Foto di Wellington City Council da Flikr

Ma non sarebbe tutto qui, perché quella misura esatta sarebbe derivata a propria volta dal fatto che anche i tram, precursori dei treni, la usavano e quindi riutilizzando maschere e strumenti di costruzione veniva spontaneo riprodurre la misura.

Così si concluderebbe la storia, ma è ancora chiaro perché la misura sghemba do 1435mm o 4 piedi e 8,5 pollici e quindi andremo ancora un po’ più a ritroso nel tempo per capire perché i carri con i cavalli prima, i tram poi ed infine i treni usassero proprio quella misura.

Tutta colpa dell’esperienza

Quella precisa misura era anche quella utilizzata dai carri su tutte le strade perché, sperimentalmente, si era osservato che qualsiasi altra misura produceva la rottura più frequente dei carri che percorrevano grandi distanze su vecchie strade dissestate, così, in Inghilterra dove viveva Stephenson proprio questa era la distanza tra i solchi scavati dalle ruote sui selciati di pietra in lunghi anni di utilizzo.

La conseguenza è chiara, se i solchi delle strade erano distanti 1435 mm tra loro, per non rompere le ruote troppo in fretta anch’esse dovevano stare a quella distanza senza costringere a dover rifare da capo tutte le strade preesistenti in pietra.

Già, ma chi mai aveva costruito le strade in quel modo decidendo la distanza che le ruote dei carri avrebbero dovuto poi mantenere per sempre?

Cosa c’entrano gli antichi romani?

La storia ci dice che le prime grandi strade a lunga percorrenza in Europa, incusa l’Inghilterra, furono costruite dalla Roma Imperiale per le sue legioni e quelle strade, magari rimodernate, sono in gran parte in uso ancora oggi, ma ai tempi di Stephenson erano quasi tutte ancora in pietra solcata dal consumo per l’usura, suggerendogli forse l’adeguamento anche per i treni.

Ed eccoci al capolinea: se le ferrovie usano lo scartamento di 1435 mm lo si deve quasi sicuramente all’eredità stradale lasciata da Roma imperiale.

Mancherebbe in realtà ancora un piccolo passaggio: ovvero perchè gli antichi romani avevano deciso quella distanza, era stato un editto imperiale, o forse solo perché nel loro differente sistema metrico quella misura era una sorta di standard?

A culo di cavallo

Questo nessuno lo sa realmente, non ci sono documenti a spiegarlo, ma ci sono documenti che provano che tutti i carri da guerra romani avevano proprio quello scartamento, rendendo plausibile che proprio l’usura dei loro carri sulle lunghe strade di comunicazione abbia prodotto il risultato ancora oggi utilizzato.

Anche in assenza di prove di collegamento, qualcosa possiamo ipotizzarla, la dimensione dei carri e soprattutto delle ruote, era stata pensata di sicuro per permettere ai cavalli (eccoli che tornano) di poterli trascinare a pariglie che a loro volta dovevano poter transitare agevolmente sulle strade e la parte più ingombrante dei cavalli è quella posteriore, così, appaiando due cavalli con i finimenti, la distanza tra i loro punti centrali risulta all’incirca i fatidici 1435 mm…

Ecco quindi svelato l’arcano, se le ferrovie di quasi tutto il mondo hanno rotaie di 4 piedi e 8 pollici e mezzo lo dobbiamo al grosso culo dei cavalli romani.

Se sia vero, nessun lo sa, ma proprio per questo non si può completamente escludere e se sentite qualcuno esclamare “ma che invenzione a culo di cavallo è questa” di fronte ad una teoria strana, potrebbe avere ragione lui.

È finita?

Magari, perché in realtà abbiamo anche una chicca: quando fu progettato lo Space Shuttle, si dovettero progettare anche i due grandi razzi booster posti ai lati del serbatoio del carburante principale per il decollo, i razzi sono a combustibile solido, o SRB, e sono realizzati dall’azienda Thiokol in una fabbrica nello Utah, gli ingegneri avrebbero preferito farli un po’ più larghi, ma questi dovevano essere spediti in treno dalla fabbrica al sito di lancio e qui c’era un problema.

La linea ferroviaria per il loro trasporto passa attraverso un lungo tunnel in montagna ed essendo il tunnel solo leggermente più largo del binario della ferrovia, che ora sapete essere largo all’incirca quanto il sedere di due cavalli, va da sé che una delle principali caratteristiche dell’avanzatissimo e modernissimo sistema di trasporto e del design dello Space Shuttle sarebbe nei fatti direttamente connessa alla dimensione del culo di due cavalli di oltre duemila anni fa…

Ecco, da ora in poi, quando pensate al culo di un cavallo come una cosa poco importante e forse persino fastidiosa, non potete fare a meno di ricordare che in realtà i gli antichi culi dei cavalli controllano ancora oggi quasi tutto

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