Il principato nel quale si vive come in una favola

Foto ufficiale del Principato di Seborga da Flikr

Il principato era caduto nell’oblio ed a differenza di altri luoghi più famosi è stato illegittimamente inglobato in un’altra nazione, ma le prove storiche ci sono e sono autentiche.

Stiamo parlando di una piccola comunità arroccata su di un monte che non ha mai visto alcuna cessione ufficiale allo stato italiano, eppure, nella confusione degli antichi archivi, è stata silenziosamente inglobata nella nascente repubblica senza che nessuno potesse opporsi con la forza della ragione o, tantomeno, delle armi.

La comunità, però, non ha ceduto, ed è stata tenuta viva la tradizione del principato che ha un regnante e propria moneta, anche se a causa del “diritto internazionale”, che ormai sappiamo “vale fino ad un certo punto”, ha valore solo turistico.

Ciò nonostante la visita al piccolo borgo di Seborga, nell’estremo ponente ligure, a nord del Comune di Bordighera, a circa 500 mt sul livello del mare, è certamente suggestiva e produce la reale sensazione di trovarsi in uno stato indipendente.

Le origini

La storia del piccolo borgo/principato è relativamente semplice e ben descritta nel sito ufficiale, anche se i primi insediamenti possono essere fatti risalire a quasi 2000 anni prima di Cristo, il primo centro abitato documentato è del V secolo a.C., quando alcuni abitanti della costa furono costretti a riparare nell’entroterra dalle scorrerie dei pirati.

Da allora sul posto si trova una comunità stabile che, come ovunque, è passata di mano in mano molte volte fino ad arrivare, come risulta da un documento dell’epoca, al 3 aprile 954, quando il conte Guidone di Ventimiglia, in procinto di partire per le crociate, donò il territorio di Seborga ai monaci benedettini dell’Abbazia di Sant’Onorato di Lerino, che si trova sulle Isole di Lerino di fronte a Cannes.

Da allora il territorio divenne indipendente arrivando al 1079 quando Papa Gregorio VII concesse agli abati di Sant’Onorato di Lerino di fregiarsi del titolo di Principi-Abati di Seborga, godendo del cosiddetto “mero et libero imperio cum gladii potestate” (cioè con la facoltà di comminare la pena di morte, tuttavia mai esercitata a Seborga.

Questa indipendenza papale creò non pochi problemi, ma fu sempre tramandata e rispettata, nonostante i molti tentativi di inglobamento della Repubblica di Genova che non riuscì mai nell’impresa arrivando al 16 gennaio 1515, quando Papa Leone X pose Seborga sotto regime di commenda dipendente dalla Congregazione Benedettina di Montecassino, la quale, a sua volta, ne affidò il controllo all’Abate dell’Abbazia di Montmajour di Arles.

Purtroppo, però, i conti del piccolo principato peggioravano sempre, così, per cercare di risolvere la situazione, il Principe-Abate Cesare Barcillon decise di appaltare a Bernardino Bareste di Mougins, il 24 Dicembre 1666, la gestione di una nuova zecca per battere monete proprie: i luigini.

La zecca non durò molto, dato che i reali di Francia, protestando, accusarono Seborga di battere moneta falsa minacciando azioni di fatto, chiudendo definitivamente nel 1688 fino al 1994, quando il (non più riconosciuto) principe Giorgio I decise di emettere nuovamente i luigini, che seppur circolanti nel principato, sono da considerare solo come monete turistiche commemorative e da collezione.

Le trattative di vendita

Nel 1697 la situazione economica del principato era così fallimentare da suggerirne la cessione, la trattativa avvenne tra il Principe-Abate Giuseppe de Meyronnet e il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II che stilarono un primo preliminare di vendita che, però non venne mai finalizzato e registrato.

In attesa della finalizzazione della compravendita, che per intervento del re di Francia si prolungava, intervennero per acquisire Seborga anche alcuni nobili interessati a possedere un proprio piccolo regno, anche se snobbati dai monaci, interessati solo ad ottenere un prezzo più alto dai Savoia che si concluse il 30 gennaio 1729 con l’atto di vendita di Seborga sottoscritto a Parigi.

Anche questo atto, però, non venne mai registrato e, soprattutto, non prevedeva esplicitamente l’acquisito di sovranità su Seborga, ma più semplicemente che il territorio sarebbe diventato protettorato (ius patronatus), inoltre non fu mai versato alcun pagamento, facendo sì che il territorio non fosse mai stato realmente ceduto in alcun modo.

L’indipendenza attuale

È Proprio su queste basi che dopo secoli i discendenti degli abitanti del Principato di Seborga sostengono ancora oggi la sua indipendenza, poiché in assenza di una esplicita clausola di trasferimento e del pagamento del prezzo pattuito, la proprietà del territorio ricadrebbe ipso iure sul popolo di Seborga.

Il mancato esercizio della podestà per quasi due secoli ha fatto il resto, non riuscendo a contrastare con efficacia la illegittima annessione al Regno d’Italia nel 1861 e alla Repubblica Italiana nel 1946 come atti unilaterali che violano la legittima sovranità del popolo seborghino che da l’esilio dei Savoia, nel 1946, perse anche lo stato di ius patronatus monarchico restando in tutto e per tutto uno stato indipendente.

I giorni nostri

Non potendo fare molto altro, il popolo di Seborga ha creato una associazione di promozione sociale che esercita sul posto la piena podestà, conia moneta e produce propri regolamenti e documenti, anche se il tutto a scopo turistico.

Pur tuttavia, recarsi in visita nel borgo, che è mantenuto con cura ed eleganza nello stato originale, abbellito dai loghi nobiliari e dove si possono trovare prodotti tipici, oltre che souvenir dedicati, è un’esperienza interessante che fa davvero sentire in un luogo fuori dai nostri confini e più aderente ai canoni che si addicono alle fiabe.

L’attuale regnate è la prima principessa del posto, essa è eletta dai cittadini e, se siete fortunati, vi sarà possibile anche incontrarla per le strade, ma se siete davvero fortunatissimi, potrete forse riuscire anche a farvi raccontare direttamente da lei la suggestiva storia ed i molti aneddoti del luogo.

Un suggerimento del Cactus da non perdere.

Se vi abbiamo incuriosito, alla prossima escursione prendete l’Autostrada dei Fiori A10, uscite a “Bordighera”, proseguite sulla SP57 in direzione “Sasso di Bordighera” e poi “Seborga“…

La storia di Seborga è così famosa che in rete troverete molte imitazioni di cui diffidare, perché l’unico sito ufficiale si trova all’indirizzo web https://www.principatodiseborga.com

Foto ufficiale del Principato di Seborga da Flikr