È un bene liberare astici ed aragoste?

Foto Matt Johnson da Flickr, CC BY 2.0, Link

Qualche tempo fa è apparsa nel web la notizia di due turiste che a Pompei hanno acquistato degli astici vivi solo per liberarli in mare… la rete si è subito scatenata con commenti di plauso e sostegno, un bel gran gesto!

Certo, l’immagine di crostacei che vivono prigionieri di acquari nei ristoranti solo per essere cotti vivi e poi consumati da golosi senza cuore e anima fa tenerezza ed il gesto di due ragazze che li liberano per lasciarli viver la loro meritata esistenza può toccare il cuore, pur tuttavia il gesto nasconde criticità e pericoli da non sottovalutare, vediamo quali.

Sapete distinguere a quale particolare specie un astice appartiene?

Viviamo in una società globalizzata, nella quale i prodotti in vendita, inclusi animali vivi, potrebbero provenire da molto lontano, in particolare, parlando di astici, la varietà più comune tra i banchi del pesce è forse l’Homarus Americanus, un crostaceo della famiglia dei Nefropidi, strettamente imparentato con l’astice europeo, Homarus Gammarus, che vive nelle acque poco profonde, temperate e fredde dell’America settentrionale, differenziandosi dal nostrano solamente per il colore più vivo della sua corazza.

Fin qu tutto bene, ma se sono parenti stretti non significa che le due specie possano convivere ed incrociarsi senza generare pericolose contaminazioni e trasmissione di patogeni non comuni nelle popolazioni locali.

Il problema è già in progredire, infatti, l’astice americano è già stato trovato nel Baltico e in Grecia, dove non dovrebbe stare, a seguito di probabili rilasci non autorizzati o fortuiti.

Sapete effettuare uno screening veterinario sugli astici?

Anche la specie dell’animale che intendi liberare fosse parte della fauna locale, potrebbe provenire da molto lontano con i rischi che comporta il trasporto e la stabulazione.

Soprattutto quando non hanno esigenze di controllo della mobilità, come per gli astici, spesso gli animali sono ammassati in grandi quantità potendo favorire la trasmissione di eventuali patogeni tra di loro, andando poi ad infettare le popolazioni delle zone nelle quali vengono poi liberati.

Conoscete le esigenze fisiologiche degli astici?

Sapete come vivono gli astici in natura, qual è la temperatura dell’acqua in cui possono vivere, di quali nutrienti e cibo hanno bisogno, come ed in quanto tempo acclimatarli ad una nuova realtà abitativa?

Se possedete un acquario sapete bene che la fauna acquatica è spesso delicata e non è così semplice mantenerlo, non basta riempire una vasca d’acqua, serve attenzione e perizia, soprattutto all’inizio, quindi liberare in mare, in acqua fredda e magari lanciandoli da una banchina, animali che hanno avuto una lunga permanenza in una vasca o su un bancone può creare stress termici che difficilmente supereranno, vanificando il gesto, ma questo forse non lo saprete mai perché saranno scomparsi tra i flutti, abbandonati al loro nuovo crudele destino.

Così li avrete salvati da una pentola condannandoli in mare aperto.

Sapete quali sono i pericoli e l’habitat degli astici?

Questi crostacei prediligono i fondali rocciosi e ricchi di anfratti ed escono generalmente dalle tane solo con il favore delle tenebre, a meno di acque torbide e grotte, rimanendo ben nascosti nelle ore diurne, liberarli di giorno e/o in fondali sabbiosi equivale a condannarli a morte ed esporli sicuramente a predatori quali polpi e grandi pesci che vi saranno grati per il favore.

Hai consultato il servizio veterinario?

Ricercatori ed esperti del settore sanno valutare le esigenze fisiologiche e legali per le operazioni di reintroduzione, che richiedono un’attenta pianificazione e speciali modalità a seconda della specie, il fai da te anche in questo caso provoca più danni che benefici ed espone chi lo fa al rischio di una denuncia per maltrattamento di animali.

Conoscete le regole di mercato?

Acquistare astici per liberarli sembra una buona idea, ma, pur escludendo i rischi appena elencati, se potrebbe aiutare qualche singolo individuo, non aiuta per nulla la specie facendovi diventare parte della domanda che con il vostro gesto si incrementa spingendo l’offerta a pescare di più per soddisfarla.

Che mangiate o liberiate animali, il venditore guadagna la stessa cifra e potrebbe persino approfittarne per ripescare i vostri astici che nel frattempo non si sono allontanati dalla riva, in un circolo economico vizioso che non viene interrotto.

Pensavate di fare un favore ad un astice, invece lo fate ad un mercante, in questo caso la soluzione migliore è non consumarli per abbattere la domanda e ridurre la loro pesca.

Conosci l rischi dell’emulazione?

Anche conoscendo tutto quando detto prima, avete fatto la bravata per promuovere voi stessi ed il vostro post diventa virale raggiungendo molti altri, sprovveduti o meno, che pensano essere una buona idea fare la stessa cosa, moltiplicando i rischi appena elencati per tutte le persone che anche solo proveranno ad imitarvi.

Se comprendete questa cosa, ora moltiplicate il tutto per le altre specie vive in commercio, polpi, anguille, gamberetti o anche specie aeree o terrestri che non suggono alle regole elencate.

Cosa fare in questi casi?

Al di là delle altre considerazioni è chiaro che tutto è regolato dal mercato, se non vi è domanda non vi è offerta, probabilmente non troverete in commercio avvoltoi o specie simili, chi le vorrebbe in casa e come potrebbe mantenerli?

Quindi per ridurre l’offerta l’unica regola efficace è ridurre la domanda, se non volete che questi animali vengano venduti e/o soffrano… non acquistateli, non mangiateli e invitate gli altri a fare la stessa cosa, magari con argomenti che possano generare deterrenza o ribrezzo.