Good Bye, Lenin…

By President.gospmr.org, CC BY 4.0, Link

La Farnesina raccomanda di non andarci, ma se volete rivivere un’atmosfera simile a quella del film “Good Bye, Lenin!“, allora è il posto giusto per voi.

Il film narrava in chiave tragicomica il risveglio a Berlino dal coma, conseguente ad un infarto, di una donna fervente sovietica che non sapendo della caduta del muro e dell’avvento dell’occidente, avvenuto nel frattempo, non doveva essere traumatizzata, così il figlio decide di farle credere di essere ancora nella Berlino Est sotto il controllo russo creando attorno a lei una sorta di “bolla” sovietica nella quale vivere.

Più o meno la stessa cosa accade nella realtà in Transnistria, una regione separatista appartenente formalmente alla Moldavia, ma per accordo un protettorato russo dove la popolazione si rifiuta di accettare l’occidente.

Se volete un po’ come l’ancor più famoso caso del soldato giapponese Hiroo Onoda che non volendo credere alla fine della Seconda Guerra Mondiale continuò a combattere, sull’isola di Lubang nelle Filippine, per quasi 30 anni, seguendo gli ordini ricevuti prima della missione e vivendo nella giungla, finché nel 1974 un suo ex superiore non lo convinse ad arrendersi, un Rambo in stile giapponese.

Fantasia o realtà, in entrambi i casi si tratta di una realtà virtuale che più soddisfaceva le convinzioni personali, proprio come sembra accadere in Transnistria, dove la popolazione vive in una sorta di “bolla” culturale legata all’ex Unione delle Repubbliche Socialiste sovietiche.

La storia

La ragione per la quale in Transnistria si viva ancora questa curiosa situazione è molto complessa, ma cercheremo di riassumerla attraverso i passi salienti, ovvero tralasciando la storia antica per occuparci solo delle vicende moderne e nemmeno tutte.

Nel 1941, la Germania e i suoi alleati attaccarono l’URSS e alla Romania fu data l’opportunità di rivendicare i territori annessi dall’Unione Sovietica l’anno prima, così, oltre alla Bessarabia e alla Bucovina settentrionale, che erano diventate parte della Grande Romania, l’intera area tra i fiumi Bug meridionale e Dnestr (comprese le città di Balta, Odessa e la parte della riva destra di Mykolaïv) passò sotto il controllo rumeno con il nome di Transnistria, il cui significato è “Dietro il fiume Dnestr“, essendo i suoi territori tutti a ridosso di quel corso d’acqua.

Nel 1944, però, con l’ingresso dell’Armata Rossa nei Balcani, i confini tornarono alla posizione esistente all’inizio della Grande Guerra Patriottica e fu solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale che le cose si stabilizzarono.

Nel 1956, la 14a Armata Russa era di stanza nella Repubblica Socialista Sovietica Moldava, inclusa la Transnistria e dopo il collo dell’URSS rimase a guardia dei depositi di armi e munizioni che erano state create in caso di azione militare nel teatro sud-orientale delle operazioni militari in Europa.

L’occupazione russa rimase stabile nella sua forma ibrida di territorio amministrativo-territoriale della Moldavia e controllo militare russo almeno fino al 1990 quando, prima del crollo dell’URSS, gli impianti industriali nel territorio dell’attuale Repubblica Moldava di Pridnestrovia (Transnistria) rappresentavano il 40% del PIL della RSS Moldava e producevano il 90% della sua elettricità.

È chiaro che una tale situazione rendeva irrinunciabile il territorio per la sopravvivenza della Moldavia, così che la Transnistria non è ancora oggi riconosciuta da gran parte della comunità internazionale ed è di fatto una sorta di repubblica autoproclamata come interna alla Russia con atto del Secondo Congresso straordinario dei deputati di tutti i livelli della Transnistria, tenutosi a Tiraspol il 2 settembre 1990.

Da allora nessuno ha nei fatti riconosciuto la cosa, anche il presidente URSS Mikhail Gorbachev il 22 dicembre dello stesso sconfessò questa decisione emettendo un decreto “Sulle misure per normalizzare la situazione nella RSS Moldavia“, il cui paragrafo 4 affermava “di considerare come prive di valore legale… le decisioni del Secondo Congresso dei deputati dei Soviet di vari livelli di alcune aree popolate della Transnistria del 2 settembre 1990 sulla proclamazione… della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovia“.

Pur tuttavia, in conflitto con la “madrepatria” Russia, nel silenzio della comunità internazionale e nell’impotenza della Moldavia, noncuranti delle decisioni russe, l’anno seguente, il 25 agosto 1991, il Consiglio Supremo della PMSSR adottò la “Dichiarazione di Indipendenza della PMSSR”, lasciando in vigore la Costituzione e la legislazione dell’URSS su tutto il territorio.

La risposta del Soviet Supremo della RSS Moldava tardò solo due giorni, quando, con la legge n. 691, “Sulla Dichiarazione di Indipendenza“, dichiarava nulla e non valida la legge dell’URSS del 2 agosto 1940, “Sulla formazione dell’Unione della RSS Moldava“, secondo la quale la MASSR è diventata parte della RSS Moldava, sottolineando che “senza chiedere alla popolazione della Bessarabia, del Nord della Bucovina e della regione di Hertsa, che è diventata parte dell’URSS il 28 giugno 1940, così come alla popolazione della RSS Moldava (Transnistria), formata il 12 ottobre 1924, il Soviet Supremo dell’URSS, in violazione dei suoi poteri costituzionali, ha adottato il 2 agosto 1940, la legge “Sulla formazione dell’Unione della RSS Moldava“… “La Transnistria, che è stata a lungo abitata da moldavi, è parte integrante del territorio storico ed etnico del nostro popolo moldavo”.

Il 5 novembre 1991, però, in relazione agli eventi del crollo dell’URSS, la PMSSR fu ribattezzata Repubblica Moldava di Pridnestrovia (PMR), che nella versione moldava, il nome suona come “Repubblica Moldava del Dniester” e da marzo ad agosto 1992, nella regione si svolse un conflitto armato terminato senza modifiche a questo stato di fatto.

Si arriva quindi al 2006 quando, un referendum auto-organizzato nella PMR (Pridnestrovskaja Moldavskaja Respublika, letteralmente “Repubblica Moldava della Transnistria“) ottenne il 97,2% di voti a favore per l’adesione alla Russia che rimase un evento locale ignorato dagli altri Stati.

Così, nel dicembre 2013, il Consiglio Supremo della Transnistria ha adottato in prima lettura un disegno di legge sull’applicazione della legislazione federale russa sul territorio della repubblica non riconosciuta e nel marzo 2014, il Consiglio Supremo della Transnistria ha chiesto alla Duma di Stato della Russia di elaborare una legge che consentisse alla repubblica non riconosciuta di essere accettata in Russia.

Saltiamo un po’ di passaggi, perché sono davvero molti, per arrivare ai giorni nostri, nei quali la situazione legale della Transnistria secondo il “Diritto Internazionale”, sempre che sia ancora valido e riconosciuto dagli Stati, è di fatto un territorio amministrativamente della Moldavia, ma, per accordo non sottoscritto formalmente e solo negoziato diplomaticamente, nei fatti un protettorato russo dove vige la legge russa e circola persino una moneta auto-prodotta… il Rublo Transnistriano.

La moneta

Il primo Rublo Transnistriano è stato introdotto nel 1994 dalla Banca Repubblicana della Transnistria come valuta nazionale, non avendo una propria zecca le prime banconote era semplicemente rubli sovietici e russi datate dal 1961 al 1992 con uno speciale timbro adesivo, sostituendo le banconote sovietiche e russe alla pari.

Tra il 1994 ed il 2000, invece, la moneta fu sostituita da un nuovo rublo emesso in sole banconote e con valore pari a 1.000 vecchi rubli, l’operazione si era resa necessaria a causa della forte inflazione che comportò la stampa di nuovi tagli con valore maggiore.

La cosa curiosa è che pur essendo state emesse nel 1994, alcune di queste banconote da 50 a 5.000 rubli erano comunque datate 1993.

Nel 2000 l’inflazione costrinse ad un terzo rublo al cambio di 1 nuovo rublo = 1 000 000 di vecchi rubli, questa volta sia in monete che di banconote, con il cambio attuale con la valuta europea valutato in circa di 14 rubli per 1 euro.

Al momento le monete esistono in molti tagli, quelle da 1, 5, 10, 25 e 50 copechi sono fatte in alluminio, quelle da 1, 3, 5, 10 sono fatte di plastica e quelle da 25 e 50 copechi in rame-zinco, tutte molto simili alle monete dell’era sovietica.

Le banconote emesse dalla Banca Repubblicana Transnistriana (Приднестровский Республиканский Банк) hanno i tagli da 1 a 500 rubli.

Informazioni chiave

Lo Stato non è riconosciuto: La Transnistria si è separata dalla Moldavia nel 1990, dando origine a una guerra civile terminata nel 1992, ma non è riconosciuta a livello internazionale.

Supporto russo: Riceve un significativo supporto politico, economico e militare dalla Russia.

Capitale e lingua: La capitale è Tiraspol e, sebbene la lingua moldava sia una delle lingue ufficiali, la lingua russa è predominante.

Simboli sovietici: Nella capitale e in altre città si trovano molti simboli e monumenti dell’era sovietica, come statue di Lenin e Yuri Gagarin.