Forse non sapete che Gesù non è nato veramente il 25 dicembre, anzi, in effetti nessuno sa in quale esatto giorno sia nato, mentre è certo che sia vissuto proprio nel periodo storico in cui è collocato l’attuale anno zero, mese più, mese meno…
Ma allora: perché si celebra la sua nascita proprio il 25 dicembre?
La questione è lunga e controversa, quello che sappiamo è che i primi storici segni del Natale di Cristo, o “Natalis Christi” si devono all’imperatore Costantino che, dopo la sua conversione al cristianesimo, nel 330 d.C., decise di festeggiare la nascita di Gesù in corrispondenza con il “Natalis Solis” che cadeva appunto il 25 dicembre.
Qui, però, urge un approfondimento, perché il Natalis Solis era il giorno dei festeggiamenti di Mitra, il dio pagano del “sol invictus”, ovvero del sole mai sconfitto che cadeva alla fine dei Saturnalia, ovvero dei festeggiamenti in onore del dio dell’agricoltura Saturno che si tenevano dal 17 al 23 dicembre.
Anche qui la data non era casuale ed era stata fissata in epoca imperiale da Domiziano che l’aveva fatta coincidere con la fine del raccolto nei campi e l’inizio della seppur breve pausa invernale contadina, nel periodo più buio dell’anno in concomitanza con il solstizio d’inverno e l’avvento del dio Mitra che, per nulla vinto dalle tenebre, tornava ad allungare le giornate di luce.
In quel periodo tutti si sentivano euforici ed erano autorizzati a gioire e festeggiare riflettendo sulla fine dell’anno con l’ottimistica prospettiva dell’inizio di un nuovo ciclo stagionale che si sperava fruttuoso.
L’occasione era anche favorevole al recupero dei contatti con amici e parenti che non si aveva il tempo di frequentare quando il lavoro nei campi era intenso, la natura non aspetta e non va in vacanza, così una breve pausa come quella dei Saturnalia era l’occasione giusta per festeggiamenti e banchetti il più sontuosi possibile, specialmente nell’ultimo giorno durante il quale si scambiavano anche dei doni.
Quindi fu l’imperatore Costantino a stabilire la data?
Potremmo dire che più o meno è così, dato che non si hanno altre notizie certe, mentre ciò che è sicuro è che la tradizione di festeggiare il Natale cristiano, almeno per il periodo iniziale, è continuata in parallelo con i precedenti festeggiamenti pagani, Costantino, infatti, pur convertito al cristianesimo, rimase anche un fervente adoratore del sole e dopo aver riconoscendo il cristianesimo con l’editto di Milano del 313 d.C., continuò ad adorare il sole dichiarando nel 321 d.C. il giorno di domenica, dal latino “dies solis” che significa “giorno del sole“, come giorno di riposo sostituendo per sempre il giorno di riposo del sabato ebraico con la domenica cristiana, il tutto solo qualche anno prima di far coincidere il natalis soli con il natalis christi.
A certificare la transizione nel 460 d.C fu Papa Leone I, che nel suo 7° sermone tenuto nel giorno di Natale di quell’anno disse: «È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei.»
Secondo i pochi dati storici a disposizione, quindi, tutto dovrebbe essere iniziato con i primi festeggiamenti del Natalis Christi costantiniano evolvendosi e trasformandosi progressivamente in almeno 130 anni nell’attuale tradizione cristiana, della domenica e del Natale di Cristo prima di dimenticare definitivamente il Sol Invictus pagano.
Inoltre, le probabilità che tutto ciò corrisponda alla reale evoluzione della tradizione ci viene anche da un altro reperto, un particolare mosaico rinvenuto presso la Necropoli Vaticana che secondo gli esperti sarebbe la prima raffigurazione del Cristo proprio nella veste di Sol Invictus poi diventata comune anche in altri manufatti, suggerendo che gli indizi precedentemente esposti siano effettivamente corretti e che il culto del Natale di Gesù si sia progressivamente sovrapposto al precedente che essendo già molto sentito e celebrato sarebbe stato molto difficile da far abbanodonare troppo in ai nuovi convertiti ad una religione allora giovane come il cristianesimo.
La data era, quindi, utile non solo alle celebrazioni cristiane, ma anche a far scordare il precedente culto che prevedendo gioie e banchettifacile eradicare che con lo scambio dei doni finale, come avviene ancora oggi, preludeva non più alla gioia della fine del raccolto, ma al dono che il Signore Dio faceva all’umanità concedendole il più grande dei doni possibili, ovvero il proprio figlio che si sarebbe immolato per essa.
Già, quale migliore adattamento per la chiesa cattolica romana e la parola “romana” va sottolineata, perché se fu Costantino a celebrare per primo il natale il 25 dicembre, poi seguito dall’istituzione della Chiesa Cattolica, va osservato che non tutti i cristiani nel mondo hanno sempre celebrato il Natale in quella data come previsto dall’attuale calendario gregoriano, fino alla riunificazione dei calandari, nel calendario giuliano, ad esso precedente ed usato dalle chiese romano-orientali, il Natale cadeva il 7 gennaio, con un ritardo di 13 giorni.
Il problema era introdotto dalla mancanza nel calendario giuliano del giorno aggiuntivo nell’anno bisestile che produceva problemi ancora maggiori nel calcolo della Pasqua che, avendo una data mobile, poteva differire anche molto di più, così, proprio per riallineare quest’ultima, l’introduzione del nuovo calendario presto fu adottata anche dalle Chiese greco-ortodosse, con eccezione di quelle slavo-ortodosse e delle Chiese orientali (siriache o copte), pur mantenendo il calendario giuliano per la loro tradizionale liturgia.
In definitiva, se la data esatta della nascita di Gesù è tuttora sconosciuta e non è indicata nei Vangeli né in altri scritti del tempo, fin dai primi secoli, i cristiani, svilupparono comunque diverse tradizioni basate anche su ragionamenti teologici che ne fissavano il giorno in date diverse, tanto che il filosofo Clemente Alessandrino (150 – 215 d.C.) annotava in un suo scritto: «Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercarne anche il giorno» (Stromata, I,21,146), ma, come proprio Clemente Alessandrino sembra suggerire con questa sua indifferenza alla data esatta, non è tanto importante quale sia il vero giorno di Natale, quanto lo sia per i cristiani il celebrarlo degnamente, quindi la cosa migliore non dovrebbe essere quella di ridurlo ad un solo giorno all’anno secondo l’insegnamento evangelico che porta a pensare che non si debba limitare ad essere buoni un solo giorno all’anno quando lo si può essere sempre.
In ogni caso, quale che sia la vostra fede, cristiana, pagana, agnostica ed anche se credete solo a Babbo Natale, I Viaggi del Cactus augura a tutti di festeggiare degnamente la festività natalizia ed il più spesso possibile.